«Che combattere! V’ho detto che si ammazzano!»

«Avete ragione,» soggiunse un terzo. «Coi ladri io non farei tanti complimenti; li ammazzerei tutti.»

«Oh! se si fa tanto da poterli ammazzare, allora sono con voi! Ma quanto al pigliarli, ve lo ripeto, c’è poca soddisfazione! Pigliati, ve li mettono in una prigione, e poi? finita la condanna, vengon fuori peggiori di prima. Avete mai sentito che un briccone venga fuori di prigione galantuomo? Ma vi dirò di più: in prigione questi bei soggetti ammaestrano anche gli altri, e un assassino ne fa diventare assassini dieci! capite?»

«È inutile, è inutile, bisogna ammazzarli!» conclusero gli altri, allontanandosi dalla stufa e avviandosi chi verso la porta, e chi verso qualche branda, per farci un sonnellino.

«Ehi! ehi!» esclamò il nostro sergente, «dunque siamo intesi. Quei della pattuglia sien pronti per il tocco!»

«Lasci fare, mi ci preparo intanto con una dormitina.»

«E io vado a mangiare un boccone, perchè, per via della guardia, ho dovuto piantar il desinare a metà.»

Non rimase vicino alla stufa col sergente che uno dei militi, un certo Ambrogio, un uomo un po’ innanzi cogli anni anche lui, e che, oltre all’essere un vicino di casa del signor Figini, era anche un suo amicone. Siccome poi i due amici sapevano che c’era tra loro un segretuccio, e che il momento d’aprirsi l’un l’altro era maturo, non potendo più stare nella pelle, l’uno d’interrogare e l’altro di parlare, così, per un accordo tacito e spontaneo, Ambrogio e Giovanni, pigliata una sedia ciascuno, si trovarono seduti vicini, col discorso bell’e avviato e che si svolgeva liscio e naturale come una matassa senza ruffelli.

«Sono tre mesi, sapete? che vado conducendo questa faccenda con una prudenza! con una abilità!...» diceva Giovanni. «Una parola con Ambrogio la dovrei fare!, m’ero detto qualche volta; ma poi pensavo tra me e me: la mia intrinsichezza con l’avvocato Della Valle.... quel quartierino vicino al mio preso a pigione da me, per persona da dichiarare.... sono un niente, se volete, per chicchessia; ma per Ambrogio, che è fino! che è Ambrogio insomma, sono tutto! Dirgli di più, sarebbe quasi un fargli torto. A cosa fatta, dicevo sempre, gliela conterò poi tutta la storia, per filo e per segno!»

«Ah! io capivo tutto, ma, naturalmente, tacevo. Ora, dite su, e la cosa resterà tra noi.... perchè io taccio in un modo.... che sfido l’aria a saperne qualcosa, quando taccio io!»