«Che avete veduto tante volte al caffè....»
«E che quando vuole un bicchier di vino dice: datemi la mia semata! Eh! lo conosco; mi saluta sempre.»
«Ed è un uomo di gran talento, sapete? è un omone! Dunque, appena seppi che l’ingegnere Mevio conosceva il mio avvocato, ho detto subito tra me: siamo a casa! faremo cantare anche l’ingegnere, noi! Pensate, come ho dovuto esser fine io, per cavare dall’ingegnere tutto quello che ho voluto, senza che egli ne capisse un bel niente! E ci ho cavato tutto, tutto! Anche ieri m’ha detto d’aver pranzato con l’avvocato Della Valle in casa d’uno di questi marchesi. Pensate se mi voglio divertire quando gli dirò: l’avvocato Della Valle diventa mio genero, e in questo matrimonio c’è entrato un poco anche lei, signor ingegnere, proprio anche lei! Manco male, le manderò i confetti!»
«Dunque è affar conchiuso! E il matrimonio si fa presto?»
«Presto, prestissimo. Che volete? mentre io facevo le mie indagini, questi due ragazzi se la intesero subito, loro. La mia Enrichetta si faceva ora pallida, ora rossa; mandava dei sospiri lunghi lunghi, e voleva come non lasciar capir niente. Ma io pensavo tra me: ci vuol altro! anche tu hai il cuore fatto di pasta dolce, com’era a’ suoi tempi quello di tuo padre! Però, siccome eravamo da principio, io facevo l’indifferente, con la mia faccia solita, e tenevo duro a non capir niente. Finchè, un giorno.... guardate un poco cosa succede quando non ci si pensa prima! vedendo Enrichetta più malinconica del solito, cercai di farla parlare: ella taceva; io insistevo; e il fatto è ch’essa finì col buttarmi le braccia al collo, e a piangere, a piangere.... Povera figliola! io credetti proprio che in quel punto mi rimanesse soffocata nelle braccia. — Sì, Enrichetta, so tutto! Sono tuo padre.... farò il possibile.... ho già avuto tante notizie sul suo conto.... notizie bonissime. — E non era vero niente. Ma vi domando io, caro Ambrogio, come si fa a rispondere diversamente quando non potete ragionarla un poco a lungo?... e io in quel momento, cosa volete! mi sentivo alla strozza un certo non so che, che c’è voluto fatica a mandar fuori anche quelle poche quattro parole. Per fortuna le notizie, quando vennero, furono buone davvero. Però da quel momento io avevo detto tra me e me: Giovanni, qui bisogna decidersi e far presto! Se vi volessi dire come feci a tirar l’avvocato sul discorso, come si combinò ogni cosa tra noi tre; e poi gli abbracci, i complimenti, l’allegria, non la finirei più. Insomma quando sono con l’avvocato mi pare d’esser io Enrichetta, e quando sono con l’Enrichetta, mi pare d’esser io lo sposo! Non ho mai ricevuto tanti baci in vita mia!... Mi amano!... mi amano!...»
«Mi fa proprio piacere che vi sia toccata questa consolazione!»
«Grazie, caro Ambrogio. Di voi n’ero sicuro. Son due mesi che teniamo la cosa in gran secreto, perchè c’era pur qualche affaruccio da spicciare. Anzi l’avvocato avrebbe voluto aspettare, prima di stringere i nodi, che di questo tal impiego ci fosse proprio anche il decreto sulla gazzetta; e avrebbe voluto poi che fossi andato al suo paese a domandar conto di lui; a mettere il naso ne’ suoi affari; a verificare, a sindacare.... figuratevi!... ma io, delicatissimo del pari, per quanto lui insistesse, mi misi al muro, e non ho voluto saperne. Eh diamine! È vero che quest’impiego, come dice l’avvocato, non c’è ancora, ossia non hanno ancor detto: voi andrete a sedere in quell’uffizio od in quell’altro; ma queste, soggiungo io, son cose di pura forma, son quasi cerimonie quando si hanno delle promesse, quando si hanno certe lettere in mano, come le ha l’avvocato. Per l’impiego, sia detto tra noi, chi s’è preso l’impegno è un deputato, ma uno dei primi deputati del Parlamento! Questo signore, fin da quattro mesi fa, ha presentata la supplica al ministro, il quale la prese, la lesse, poi la mise nientemeno che nella tasca in petto del soprabito, dicendo: l’avrò a cuore, non dubiti, l’avrò a cuore! — Ma c’è di più! Siccome il deputato insiste, e scrive al ministro direttamente com’io potrei scrivere a voi, così il ministro gli ha risposto un mese fa, con queste precise parole: Sarà difficile che possa trovar così subito.... ma notate che è passato un mese.... una nicchia per il suo raccomandato; ma le ripeto che l’avrò a cuore, e che farò per lui quanto mi sarà possibile, se le circostanze lo permetteranno. E sotto c’è il nome del ministro scritto di tutto suo pugno. Capirete che quando un ministro, che può far tutto, dice farò quanto posso, per chi è buon intenditore, ce n’è fin troppo! Le altre parole.... son parole, e queste lettere diplomatiche bisogna poi anche saperle interpretare. Cosa ne dite?»
«Eh! è chiaro, chiarissimo. Quando si hanno di queste protezioni....»
«È quel che dico anch’io. Per cui pensate che fortuna è capitata alla mia Enrichetta! Sposare in un colpo solo un avvocato, un impiegato, e uno che ha del suo finchè ne vuole!»
«Ricco anche del suo!»