«O consigliere o non consigliere, qui si tratta di qualcosa di grosso!» ripigliava Giovanni. «Credete voi che un ministro si levi dal suo posto, che è il posto dei ministri, per discorrere di una bagattella? Voi siete sempre l’uomo dei dubbi, caro Massimo. Quante volte non mi avete detto che non avevate fiducia negli attuali ministri, che bisognava cambiar l’indirizzo politico del ministero!...»

«Eh, li credevo proprio, come li dicono i giornali, guidati da idee piccole, poco liberali.... amici e fautori solo dei loro amici....»

«E cosa vi rispondevo io? Vi rispondevo che prima di parlare, bisogna veder le cose coi propri occhi; vi rispondevo che bisogna andare adagio nel mancar di rispetto a chi comanda, se no non si troverà più un cane che ubbidisca; vi rispondevo che le chiacchiere son chiacchiere, e che io sarei sempre corso col mio uniforme e col mio fucile per mantenere il buon ordine!»

«Insomma avevate ragione voi, non parliamone più.»

«Così mi piace! Ma se parlavo così, era perchè io avevo capito da un pezzo che quel ministro era un brav’uomo. Finalmente sono lieto, son sue parole, e ci si vede anche l’uomo di cuore! Rizzarsi premuroso.... stringer la mano.... mi par di vederlo quel brav’uomo! E in quell’aver capito a colpo d’occhio che voi siete proprio fatto per un impiego.... in quel veder subito il modo di aggiustare le faccende.... lasciarvi a Milano.... come si capisce l’uomo di Stato!...»

«Però, s’io ero nei panni di quel signor deputato,» interruppe l’ingegnere Mevio, «facevo un poco di faccia tosta, e gli domandavo lì per lì di che impiego si tratta, per non tenervi sulla corda una settimana ancora.»

» Eh, vi pare,» gli rispose Giovanni; «la sarebbe stata poi una indiscrezione!...»

«Capisco, ma sapete come son fatto io! Intanto, beviamone un bicchiere alla salute del ministro, degli sposi, e del nonno dei consiglierini che nasceranno!»

Questa piacque a tutti, e principalmente a Giovanni, che fu subito in faccende a sturar bottiglie, a empir bicchieri, e a ricambiar degli evviva con tutti quanti.

«A proposito!» saltò su a un tratto l’ingegnere Mevio, «ho un’imbasciata per voi, avvocato, e per la sposina.... proprio anche per la sposina! Indovinate un poco di chi?... Del marchese Renica. Sicuro, il marchese mi ha domandato conto di voi più d’una volta; s’è parlato del vostro matrimonio, e ieri mi ha detto che desidera di conoscere la sposina, la sposina che dicono tanto bella! son sue parole.»