«Come vuol lei, marchesa. Diremo bellina, ma bellina poi sì! E anche carina; di modi semplici; discorre benissimo, è un poco imbarazzata, è vero... si capisce che è appena venuta fuori del guscio... ma è una donnina che ha dell’avvenire!... Quanto poi all’avvocato....»

«Convengo, don Gilberto, che la signora Della Valle possa farsi anche migliore,» riprese la marchesa, «senza pretendere, ben inteso, che acquisti quel non so che, che uno ha ma non impara....»

«Bisognerebbe insegnarle un poco ad abbigliarsi,» soggiunse una delle signore del crocchio. «Un passo ancora, e poi que’ nastri e nastrini farebbero pensare alle acconciature dei cagnolini ammaestrati....»

«Ha dei bellissimi capelli,» aggiunse un’altra, «ma bisognerebbe mandarle a casa un parrucchiere; tanto più che in oggi il parrucchiere è necessario più che i capelli.»

«Secondo i casi!» osservò don Gilberto sollevando con la mano quei quattro che gli rimanevano. Poi continuò: «Insomma tocca a lei, marchesa, a dar qualche lezione a questa signora Enrichetta; a insegnarle un po’ di buon gusto; a cavarne fuori insomma qualcosa... perchè l’intelaiatura è buona....»

«E perchè no!» rispose la marchesa. «Ha il fare piuttosto per bene....»

«È una compagna di poche pretese,» continuò con qualche malizia don Gilberto; «può tornare alle volte comodissima....»

«Scommetterei però» soggiunse la marchesa interrompendolo «che quella signora ha ben poca salute. Vedete come ha già l’aria stanca... Ballando ha preso un po’ di colorito, e pare anche più bellina; ma appena venuta qui, aveva il viso pallido, trasparente, che pareva d’alabastro....»

«Faceva compassione in verità!» aggiunse una delle due signore.

«A me invece» rispose don Gilberto «fa compassione ancor più l’avvocato!»