«Oh! signor marchese... avevo quasi capito.... ma siccome non osavo sperar tanto....»

«Che se poi l’avvocato preferisce il fumo, se lo tenga! e si troverà in buona compagnia.... si troverà in una numerosa compagnia! perchè al giorno d’oggi chi non è almeno ministro si crede una vittima della persecuzione, dell’invidia, o del Governo! Tutti però vogliono l’impiego! perchè l’impiego a molti pare il modo più semplice di conciliare l’amore del far poco con quello del salario.... Di questi impieghi ne fu avviata una fabbrica degna della ricerca.... ma poi quando si venne al salario, presero voga le massime austere della semplicità democratica applicata al desinare degli altri! e si gettò nel paese una falange di miserabili, di illusi, di malcontenti. Respinti, avrebbero lavorato in altra maniera, con grande utile loro e nostro!» A questo punto il marchese s’era rizzato in piedi e aveva cominciato a misurare a gran passi lo studio, facendo a un tempo una delle sue facce le più brusche. «Quella buona gente poi, che ha creduto di graziare le migliaia di cercatori di impieghi,» continuò, «ha fatto al paese un bel regalo! l’innesto del malumore in ogni sua vena!... Da queste briciole di pan secco, i migliori si allontaneranno sempre più, piglieranno altre strade.... sì getteranno alle industrie, ai commerci, andranno là dove si cerca chi vale per due, e per due si paga!...»

«Voglio sperare» prese a dire l’ingegnere Mevio, approfittandosi di una pausa del marchese «che l’avvocato Massimo vorrà far eccezione....»

«Sarà anche lui come tutti gli altri!»

«Creda, signor marchese, che questi due anni sono stati per l’avvocato una gran lezione!»

«Ho poca fede nelle lezioni! Per raddrizzar la gente preferisco quelle strade che conducono diritto per forza. Il vostro Massimo sarà come tutti gli altri! Infatti.... appena nominato non dirà: io sono un povero diavolo a cui si è fatta la elemosina di poche lire al giorno; ma dirà: io sono un funzionario dello Stato. E avrà ragione! E se sono un funzionario dello Stato, è segno anche che sono un uomo di vaglia!... che sono un mezzo personaggio! e mi si paga meno d’un fattorino di negozio! La chiusa di questo ragionamento sarà di necessità una filza di bestemmie; e la conseguenza sarà la solita, quella che vediamo ogni giorno: o un infelice, o un nemico!»

«Pur troppo la va così!... Voglio sperare però che Massimo, non foss’altro per gratitudine verso di lei....»

«Se tirate delle cambiali sulla gratitudine mi farete fare dei cattivi affari!... Ma adesso tutto questo non c’entra.... e m’avete tirato fuor di strada. Ora la cosa è fatta, e l’importante è che l’avvocato accetti subito, e non faccia qualche nuovo sproposito. Oh! se non si fosse trattato di cosa così urgente, così disperata, come me l’avete dipinta voi, v’assicuro io che non sarebbe stato così facile far contribuire il marchese Renica alla fabbrica d’un impiegato! Ma non torniamoci su!... Insomma si è potuto far considerare come non avvenuta quella rinuncia, e s’è fatto risuscitare il decreto di nomina d’allora. Mi fu promesso che il primo posto vacante sarebbe stato per lui; e come vedete, ora mi si scrive che il posto c’è. È in un paese dell’Italia centrale... è un impieguccio miserabile, per non far torto alla regola.... quell’impieguccio d’allora, insomma....»

«Oh! se sapesse che carità!»

«Non si tratta di carità! Dovevo pagare un debito, come ve l’ho detto un’altra volta.... Mi rincresce solo d’aver pagato un po’ caro, perchè ho dovuto quest’estate lasciar Castelrenico per sei giorni, e i sei giorni son bastati a mandarmi i bachi in malora! Ma un altr’anno la non sarà così! Oh, la vedremo! Intanto spicciatevi. Andate a Milano; dite all’avvocato di che cosa si tratta, e appena avuta la nomina, fatelo partir subito....»