«E io poi le porterò le benedizioni d’una famiglia....»
«Per carità! detesto le benedizioni! A proposito, guai a voi se dite all’avvocato, o a chicchessia, ch’io ci sono entrato in questa faccenda!»
«Ma, signor marchese, cosa devo dire?...»
«Dite che la nomina è piovuta dal cielo, dite che siete stato voi, dite quel che volete.... ma se parlate di me, riparto e faccio cancellare, se è possibile, il decreto! Avete capito?»
«Basta così!»
«E guardate che parlo sul serio! Guai a voi!...»
La mattina seguente, l’ingegnere Mevio partiva per Milano, e qualche giorno dopo, il marchese, letti all’ora solita il suo giornale e le sue lettere, volgendosi a sua nuora, «C’è una novità per voi,» le disse; «l’avvocato Massimo ha avuto quell’impiego che aspettava da un pezzo....»
«L’impiego in Milano?» domandò il consigliere Rocca.
«No, pare anzi che vada lontano.... il che vuol dire» continuò il marchese «che voi, Giulia, perdete una delle vostre compagne.»
«Un affar serio! un affar serio!» esclamò don Gilberto «trovare un’altra amica....»