«Ecco! precisamente! Vedo che siete un uomo che capisce! Milano è un gran Milano! ne convenite anche voi, eh? Ma non ce n’è che un solo! è l’unico suo difetto!»

«Le notizie però son buone?... Oh! questo mi allarga il fiato!...» riprese Martino.

«Soddisfacenti.... soddisfacenti» saltò su, interrompendolo, Giovanni, con un fare tra l’imbarazzato e l’infastidito.

«Perchè m’avevan detto» continuò l’altro «che la moglie del nostro Massimo, voglio dire la sua signora figlia, fosse un poco ammalata.... o per dir meglio, paresse che in questi ultimi tempi....»

«Cioè.... cioè....» fece per rispondere Giovanni, ma intanto s’era voltato da una parte, aveva pigliato in mano un libro e levato il fazzoletto di tasca, cercando di interrompere il discorso e di sviare la commozione.

«Ma.... ecco,» continuò Martino: «casa mia è una casa alla buona, ma c’è posto che ne avanza; l’aria poi di Castelrenico è numero uno! e, se qualche soldato dei nostri piglia le febbri, non ha che a tornare in paese e ne guarisce subito. Insomma quello che vorrei dir io è che.... ma proprio senza complimenti, che se la sua signora figlia volesse prendere una boccata d’aria buona.... la mi farebbe davvero un piacerone.... l’avrei proprio per un onor grande.... Ecco cosa volevo dire!»

Giovanni strinse la mano a Martino, fece per rispondegli qualche ringraziamento, ma non potè. Non potè, perchè i cattivi pensieri ch’egli soleva cacciare a uno a uno, mano mano che si presentavano, ritornavano poi a dargli l’assalto tutti in una volta se faceva tanto di lasciar penetrare nell’animo un poco di commozione; e allora rimaneva lì prostrato e senza difesa. Martino però non s’accorse di tutto questo. Poco dopo salutò cordialmente Mevio e Giovanni; e con un «dunque siamo intesi» se ne andò!

Giovanni, rimasto solo con Mevio, levò di tasca le lettere, gliele diede, ed ebbe appena fiato di dire: «Leggete!».

Intanto che Mevio leggeva, Giovanni gli guardava negli occhi con la speranza di vederci il riflesso di qualcosa che fosse meno triste di ciò che aveva lui nel cuore in quel momento. Era come la sua ultima speranza; ma la faccia di Mevio, mano mano che i suoi occhi scendevano giù fino a pie’ di pagina, perdeva a uno a uno i tratti della sua giovialità. Giovanni seguitava a fissarlo, e Mevio prendeva sempre più un’espressione severa, una certa espressione che destò a un tratto un ricordo a Giovanni, e gli fece pensare: «È la faccia di quando arrivò la notizia ch’era morto don Emanuele!» Questo pensiero appannò gli occhi del povero Giovanni che, lasciatosi cadere su una sedia, rimase col capo tra le mani finchè Mevio ebbe finito di leggere tutte e quattro le lettere.

«È un piovere sul bagnato!... questo è il guaio maggiore!» disse Mevio nel ripiegare le lettere. «Avevo già veduto qualcosa nei giornali....»