«Insomma, conservati sempre sano e rubicondo come ora» terminò quello della cerona, e se ne andarono.
Allora mi mossi anch’io in cerca d’un viale più solitario, per passeggiare tutto solo coi miei pensieri. Eh sì! credo che al mondo non ci sia stato che Adamo che abbia goduto, nei suoi primi tempi, d’un tantino di libertà; ben inteso prima di svegliarsi da quel sonno famoso.
«Buon giorno, caro Michele» — «Altrettanto.» — «La riverisco.» — «I miei complimenti.» Oh che noja! e tiravo via. Ma ci sono anche quelli che ti fermano e, per non lasciarti andare, ti pigliano per un bottone.
«Ma, caro Michele, che fai?» mi disse di botto un tale che, vedendolo, avevo sperato che avesse fretta.
«Niente.»
«Come, niente! In questi tempi?... è impossibile, niente! Stamani io ho già sbrigate cento faccende. Adesso corro all’udienza del tribunale; poi sono aspettato in un’adunanza di promotori d’opere idrauliche di cui presto si parlerà e molto.... Ma tu che fai? Lasciati vedere stasera.... Oh cosa dico io mai? stasera vado al circolo politico ove si devono trattare faccende importanti. Ci son molte cose su cui è urgente far sentire all’Europa la voce del nostro circolo.... Ma e tu, che fai?»
«Niente.»
«Niente? Ma come niente. È impossibile, niente.... Ma quando c’è la libertà....»
«Non c’è forse anche la libertà di far niente?»
«Oh, impossibile, impossibile! ci voglio pensar io a te. Ti darò ben io qualcosa da fare. Avrò presto una società di ortolani.... e fors’anche un collegio elettorale. Dovresti però venire al nostro circolo per farti conoscere come liberale e indipendente....»