Eppure il mio fattore è un galantuomo; è un uomo che ama il paese, che ha combattuto per esso nel quarantotto, e che non farebbe mai a nessun patto una cosa che non credesse onesta.

Il mio servitore riseppe da Luigi che tanto lui che i compagni furono condotti in un’osteria, dove hanno un tale che si incarica di mandarli tutti ad imbarcarsi per l’America. Povero figliolo! Dio sa in quali mani è caduto! Bisogna non lasciarlo partire. Son tutti così questi semplicioni; si credono più furbi degli altri quando mancano al loro dovere, quando trasgrediscono le leggi del loro paese. L’affidarsi a gente sconosciuta, berne di grosse, non dar retta ai galantuomini, le son tutte per loro furberie delle più fini. Poi si va in prigione, in miseria, e si torna da capo, se occorre, a farsi menar per il naso da un briccone nuovo. È però anche vero che dei galantuomini che si curino di questa povera gente, e cerchino d’aprir loro gli occhi, ce n’è pochi. Questo è il guaio.

E Luigi ritornerà? Al mio servitore non ne ha detto nulla, però, essendo venuto a cercarmi, è naturale che ritorni. E se non tornasse?... Potrei andar subito io a cercar di lui, ma, e poi? Forse non lo trovo o lo trovo in mezzo a chi sa qual gente, ed io non mi voglio mettere a far prediche nelle osterie. Oh ritornerà! A quattr’occhi gli potrò far entrare molto meglio quello che nessuno si dà la briga di dire a questa povera gente.

Le sono noie però che impensieriscono e non lanciano tranquilli.


9 agosto 1865.

Ieri vedendo che Luigi non capitava, risolsi d’andar in cerca di lui. Mi feci indicare dal mio servitore l’osteria; ci andai, e seppi che Luigi era partito la sera innanzi. Non ho potuto levarmelo dal pensiero quel figliolo per tutto ieri, ed anche oggi non faccio che pensarci. Non posso levarmelo dalla mente.... perchè vorrei figurarmelo quale sarà ora, che ha i suoi venti anni, che si sarà fatto grande e grosso.... Era un così bel bambino diciott’anni fa! Pazienza, lo vedrò quando ritornerà.... E forse tornerà signore! perchè si dice che faccian bene i fatti loro questi tali che vanno a cercar lavoro e fortuna lontano, e che dopo un paio d’anni se ne tornino tutti col loro gruzzolo....

Borghignolo è un gran bel paese! Gli antichi, quando avevan bisogno d’un uomo di giudizio, proprio di quelli che ci vogliono per i casi straordinari, non lo cercavano nelle città, lo cercavano vicino a un aratro. «La gente di senno pigliava il largo fino da allora!» come dicevo stamani al mio buon medico, che ama tanto gli esempi classici. Ci può essere cosa più severa e solenne d’un bell’aratro tirato da due buoi gravi e mansueti?

Sento proprio nel profondo dell’anima che, se non mi risolvo, finirò presto col morire di fiele e di malinconia. Sento che il giorno in cui, avrò volte le spalle alle metropoli illustri, ed avrò aperti i polmoni all’aria pura del mio paesello, sarò libero da tutti quei malanni che oggi fanno di me un soggetto di clinica. Se il destino non ha voluto che scendessi a suo tempo nel sepolcro, io ne avrò trovato un altro, ove riposerò, anche senza morire, egualmente obliato, libero e felice.

Scorrevo per le regioni più care della mia fantasia, sognando tutta la pace e le delizie d’una vita nuova, quando il mio medico, capitatomi in camera, mi si piantò dinanzi e, senza ch’io avessi aperto bocca, prese il filo dei miei pensieri e lo seguitò, ravvolgendo tutto in un monte di celie. Come ebbe finito, io non feci che tirar innanzi, dicendo a lui quello che prima dicevo a me.