Il Pasetti è un giovanotto, impiegato anch’esso, e in servizio.
«Eh! eh!» continuava, a guisa di soliloquio, il signor Borsa «gli uomini ci sarebbero stati; ne ho conosciuti io, ai miei tempi, negli ufficii governativi, degli uomini, e che omoni! Ma sono morti.»
«Per fare il deputato, come l’intendo io, capite» gridava da capo Batista «non ci vogliono tante chiacchiere e tante carte, ci vuole del fegato! Io voglio un deputato che dica al Ministero: se volete la Venezia, cominciate a intimare alla Russia che sgomberi subito dalla Polonia; e allora l’Austria non sarà più niente; e se non avete il coraggio di far questo, signori ministri, andatevene al diavolo! È così che si deve parlare nelle Camere, vi pare?»
«E credete che anche noi, senza essere giovanotti, non le sapremmo dire queste cose?» gli rispondeva il Buccelli. «E noi ai ministri diremo anche di fare economia, e di non rubare!»
Qui ci fu un applauso generale. Buccelli conosce il pubblico.
«Prima economia» esclamava Batista, per non parere da meno, «sciogliere l’esercito, e armare il popolo.»
«Poi, pagar bene gl’impiegati» continuava il Pasetti «favorire i giovani, pensionare i vecchi, od anche non pensionarli per il momento, se non si può....»
Qui il signor Borsa, che aspetta, credo, una pensione, intervenne subito per non lasciar prendere una cattiva piega al discorso; questa volta si alzò in piedi.
«Io sì ve lo dirò, signori miei, ve lo dirò io che me ne intendo, dove sta il marcio!...»
«No, ve lo dirò io!»