La prima votazione non riuscì decisiva: ci fu la seconda prova la domenica seguente; e stamane il fattore venne a dirmi ch’era arrivato in quel punto dal capoluogo il cursore del comune, e aveva portate le nuove al Buccelli e ai molti che l’aspettavano sulla porta del caffè. L’eletto era il direttore del Vero Italiano. Quegli elettori fatti venire dal Buccelli, la terza domenica del mese, avevano votato per il gazzettiere, come un sol uomo, dopo aver mangiato ciascuno per dieci, in onore del signor Garofani. La sera stessa, dopo il pranzo, s’era udito uno di quei convitati dire, nel tornarsene a casa, che «dopo tutte quelle accoglienze, e tutte quelle bottiglie, a pensarci bene, non ci si vedeva chiaro.»

Oggi è il dì dei morti. La giornata è meno serena di ieri. Il fattore dopo avermi inutilmente consigliato a non uscire di casa, vedendo che non gli rispondevo, e ch’ero un poco astratto, senza soggiungere altro mi mise un tabarro sulle spalle, e mi lasciò andare. L’aria umida e fredda, il cielo che si faceva sempre più grigio davano ragione al fattore. Ma una campana che sonava a lenti rintocchi, la nenia del rosario ripetuto da branchi di donne che trovai lungo la strada, avevano in quel momento tant’eco nel mio animo, che forzavano me pure a seguire i passi altrui, camminando a traverso ai campi per il viottolo che mena al Camposanto. Ci ho anch’io qualcuno, pensavo, là dentro, e non voglio che sia l’ultimo salutato. Lo spianato dinanzi al cimitero s’era mano mano riempito di gente. Le donne, inginocchiate presso il cancello, recitavano in compagnia a voce bassa il De profundis; i bambini guardavano le loro mamme, con gli occhi spalancati, e fissi, senza comprendere quella mestizia e quella preghiera; i vecchi, col capo basso e le mani giunte, fissavano silenziosi e riverenti la terra, con la quale sentivano più prossimo il misterioso legame.

I singhiozzi d’una povera donna mi scossero dalle mie meditazioni, e mi fecero movere verso questa infelice che, più che pregare, piangeva come chi è afflitto da una disgrazia recente. Era una povera vecchia che non tardai a riconoscere; era la Maddalena, la madre di Luigi, quel giovanotto partito tre mesi prima, e ch’io non ero giunto in tempo a trattenere. La povera donna mi riconobbe.

«Eh, mio buon signore,» prese a dire «il mio povero figliolo non c’è più, proprio più! La carta dove c’è scritto che il mio figliolo è morto, l’ho fatta leggere da più che cinquanta persone, e dal signor curato, e dal segretario, e fin dalla gente degli altri paesi. Ma già, c’è anche il bollo, e non la può sbagliare. Sicuro, l’hanno sbarcato in un paese dove c’era un male cattivo, e quel povero figliolo è morto!... Il non avere vicino nessuno de’ suoi, quando s’è ammalati, è una gran disgrazia! Avesse almeno fatto il suo bene!... lo spero, perchè era un buon figliolo! E dire che quando è partito io lo avevo il presentimento.... ma mi consolavo pensando che il fattore gli aveva data una lettera per lei.... e don Michele, pensavo io, è una di quelle persone che so ben io! Don Michele gl’insegnerà la strada buona, o non lo lascerà partire! Ma poi, scrisse che non aveva potuto trovare don Michele, e che era già lontano non so quanto. Quel benedetto figliolo, forse, non sarà venuto da lei con la lettera, perchè lei sarebbe corso subito a cercarlo, l’avrebbe trovato, e gliel’avrebbe detta una buona parola. Oh, lei è un buon signore, lo so!... e intanto il mio Luigi non l’ho più.... un così bel figliolo!...»

I singhiozzi le soffocavano di nuovo la parola, ed era per cadere. Alcune donne la sostennero e la condussero via. Anch’io mi levai di là, e, ritornando a casa a gran passi, convulso, e con gli occhi che sentivo gonfiarsi, ripetevo a me stesso: «Non l’ho cercato subito il tuo figliolo, no! Prima ho discusso a chi toccasse salvare il vicino che affoga, e quando ebbi conchiuso che toccava a me, il tuo figliolo era partito!»

Ho scritto abbastanza per oggi. Ho chiuse le finestre, e acceso il fuoco; ma ho la mano e il cuore intirizziti. Sono segni di neve. Qualche spruzzo di pioggia è venuto a battere sui vetri, e a dirmi che per un pezzo forse non uscirò di casa.

Ma anche il mio salotto ha i suoi passatempi. Per esempio, ecco un foglio novissimo, appena giunto, del Vero Italiano che leggeremo da capo a fondo, incominciando dalle prime linee che dicono così:

L’elezione di ieri.

Se la modestia non ce lo vietasse, dovremmo dire che un grande atto di saviezza illuminata hanno col voto di ieri compiuto gli elettori del nostro Collegio. L’Italia vuole uomini nuovi, indipendenti, onesti. Noi fummo eletti....