«Credi tu che la sapienza degli antichi abbia detto a caso che la fortuna è legata a una ruota?» diceva Giandomenico. «Io sono in basso, ma la ruota gira!... Io sto con gli antichi, e non mi sono ingannato mai. Troppi conforti e troppi nobili esempi ci hanno lasciato essi, perchè io deva aver imparato solo a chiedere pietà nella sventura. E vorresti tu parlare di queste cose elevate a gente che non ti capisce?... a qualche basso intrigante di villaggio, o ad uno che ha razzolato qualcosa mettendo un quattrino sull’altro, vorresti tu parlare dell’avvenire della proprietà fondiaria, e dei tesori di cui la terra ci sarà larga un giorno sotto gli auspicii del credito e della scienza? Gli vorrai tu parlare dei vasti orizzonti che si aprono al capitale in quegli umani consorzii pieni di gioventù, che sorgono al di là dell’Oceano, e che fanno maravigliare la vecchia Europa delle loro scoperte, delle loro industrie, e delle loro rapide fortune?»
Io lo guardavo senza capirne una parola; e fu allora che in un momento di espansione mi confidò come egli, alcuni anni fa, avesse venduta una delle sue ultime zolle di terra per dare una sommerella a un tale, famoso spiantato d’uno dei paesi vicini, e che appunto si diceva andato in America a tentare la fortuna. Egli deve avermi letto in faccia l’espressione d’una dolorosa maraviglia, perchè subito riprese:
«È tra questi uomini arditi, avventurosi, e un po’ rompicolli, se vuoi, che la fortuna sceglie spesso i suoi beniamini. Il vecchio mondo, piccolo e sfruttato, è per gli uomini pazienti, modesti e fatti sullo stampo comune. Certe fantasie ardenti, sconfinate, disordinate, se vuoi, hanno bisogno di paesi vergini e vasti. Dietro loro, dietro questi uomini arditi, corsero sempre le grandi fortune. Che vuoi? Io ho una gran fede nel mio viaggiatore. Ogni giorno aspetto la lettera, e la lettera verrà, che mi annunzia guadagni ingenti fatti dall’amico, e dei quali una parte solcherà l’Oceano per ristorare la sorte degli antichi signori di Borghignolo. Allora il droghiere mi vedrà accendere il sigaro con quei bigliettucci ch’egli va facendosi cedere da qualche buon uomo a cui ho dovuto rivolgermi in certi momenti difficili. Allora si tirerà il fiato largo in Borghignolo, noi e la povera gente! Qualcosa di buono si vedrà, te l’assicuro io! Allora avrò qualche consiglio a domandarti....»
«Ma se la fortuna non lo mandasse questo bel colpo, o lo ritardasse?» gli osservai io pieno d’una nuova tristezza, che mi cresceva nell’animo mano mano che il povero Giandomenico mi confidava le sue speranze.
«Potrebbe ritardare, ne convengo, ed è per questo che devo rassegnarmi alle temporanee difese, agli armistizi, e all’arte del guadagnar tempo, che è tutta del mio avvocato. Mi addoloro di queste arti, ma penso che presto anche la dignità avrà la sua rivincita.»
E qui tirò innanzi lieto e confidente nelle sue speranze, e nei suoi progetti. Solo gli vidi passare una nube sulla fronte quando gli chiesi nuove di suo figlio.
«Mio figlio, mio figlio!...» incominciò, e pareva volesse con la mano e con gli occhi accennare che suo figlio avrebbe raccolti i frutti di tutte le sue speranze. Ma gli occhi gli si velarono improvvisamente di lacrime, e senza poter più profferire una parola, mi strinse la mano con una forza insolita; cercò riprendere il sorriso di prima, e mi lasciò.
5 dicembre 1860.
Il Buccelli continua a non aprir bocca, ma si è vestito tutto di nuovo. Sono arrivate alcune persone dal capoluogo col soprabito nero e il cappello di città, le quali entrarono nella casa di Giandomenico, vi rimasero un paio d’ore, poi andarono a prendere il caffè, e ripartirono. Uno di questi fu sentito dire al compagno, mentre scioglieva col cucchiaino lo zucchero nella tazza del caffè: «Quando si trova poco, la è una gran bella cosa, in un momento si fa!» I soliti curiosi passano, da tre o quattro giorni, qualche mezz’ora dinanzi alla porta di Giandomenico per vedere forse se ci stanno ancora quei signori che pure han veduto partire, poi se ne vanno anch’essi pei fatti loro. Il famiglio di Giandomenico va tutti i giorni all’ufficio della posta, e disse a qualcuno che il suo padrone aspetta una gran lettera, ma tutti i giorni ne esce con le mani vuote.