Tali sono le ultime novità del paese che, secondo il solito, ho risapute dal fattore, il quale soggiunge di non capirne niente, e con qualche insistenza; forse perchè sospetta, guardandomi in viso, ch’io ne capisca invece qualcosa.
10 dicembre 1865.
Io non so se i diplomatici sieno tutti originari di Borghignolo, ma so che in questo benedetto paese è una impresa quasi impossibile quella di giungere a sapere una verità. Per quanto io abbia fatto in questi ultimi giorni, non sono stato capace di poter conoscere che cosa succeda in casa di Giandomenico, che cosa sia delle faccende sue, che cosa faccia il Buccelli, che cosa facciano i Garofani, che cosa si nasconda dietro il velo misterioso che acciglia le facce dei Borghignolesi.
Dopo quell’ultima sera in cui ho parlato con lui, non trovai più modo di vedere Giandomenico. Il famiglio risponde sempre che il suo padrone è fuori di casa. Intanto io sono sulle spine per il mio povero amico. Vedo male, malissimo, e vorrei pure saperne qualcosa. Ieri andai dal curato. «Tocca a lei, don Giacomo, a metterci una mano» gli dissi. «Lei potrà sapere quel che succede. Ci uniremo, e faremo tutto quello che si potrà. Schiviamo una catastrofe a quel povero vecchio; mi dica che cosa si possa fare di bene, lei che n’è maestro, e facciamo quest’opera di carità insieme!»
Ma don Giacomo, sebbene non sia nativo di Borghignolo, pure, siccome ci sta da trent’anni, è diventato diplomatico anche lui. Una volta era un po’ meno freddo e circospetto, ma dacchè gli avvenimenti della politica l’hanno sorpreso senza ch’egli ci mettesse prima una parola, come soleva fare in tutte l’altre cose che accadevano a Borghignolo, o perdè la bussola, o se l’ebbe a male. E perciò credo che don Giacomo taccia, ed aspetti a pigliare il suo partito. Vorrebbe, e non vorrebbe; non dice nè di no, nè di sì; e si conserva neutrale tra i potentati di Borghignolo.
Il curato, dopo avermi ieri concluso che sarebbe andato da Giandomenico, per dirmi poi per filo e per segno come stavano le cose, venne stamani a raccontarmi, per tutta notizia, avergli detto il famiglio di Giandomenico che il suo padrone non era in casa.
«Se lei, signor curato» mi feci animo a dirgli, «non vuol vedere uno dei più vecchi tra i suoi parrocchiani messo forse sulla strada, ora che siamo in tempo, vada alla città. Dai signori Garofani potrà saper tutto; a lei quei signori non potranno negare un’opera di carità. Vada, don Giacomo, e mi dica poi che cosa potrò far io. Lei avrà fatto un’opera santa di più!...»
Ma sulla fronte di don Giacomo passava intanto leggero leggero il fantasima del Buccelli, che don Giacomo teme come la scomunica maggiore. Don Giacomo insomma non mi disse nè di sì, nè di no, ma concluse che sarebbe riuscito a vedere Giandomenico, e che mi avrebbe poi detto come stavano le cose.