La telegrafia però avrà fatto un gran passo, quando quelli che se ne servono non si crederanno più in obbligo di comporre degli indovinelli.

Ricevuta lettera. Maggiore partire permesso domani. Riconoscente chiamata, dice il telegramma. Voglio supporre che chi deve partire in permesso sia Aldo, e non il Maggiore, ma potrebbe essere a rovescio, e il telegramma non sarebbe neanche dei peggiori.

Rifacendo i miei conti, ora penso che tra quattro o cinque giorni Aldo sarà qui. Il filo delle mie osservazioni sui Borghignolesi lo riprenderò in altro momento; per oggi non voglio aver che un solo pensiero, quello di rivedere presto il povero Giandomenico, o di avere almeno qualche notizia di lui.


16 gennaio 1866.

«Tempi più difficili di questi non ce n’è stati mai!» mi diceva anche ieri il Borsa. «Sa il cielo come la finirà.... se pure la finirà!»

Il Borsa, da qualche tempo, mi dimostra una benevolenza insolita; in cinque giorni m’ha già fatte due visite. Le cose pubbliche di Borghignolo gli danno molto a pensare, ed è a me che confida i suoi più neri presentimenti.

«Nominare il Buccelli commesso postale è uno di quegli errori politici che dimostrano la insufficenza d’un governo, la confusione degli ordini amministrativi, la necessità d’un nuovo Ministero!» mi diceva il Borsa. «Lo creda a me, questa ostinazione del Governo, questa affettazione, per così dire, di badare tanto poco alle cose di Borghignolo, non è naturale. Oh no! Lo creda a me, c’è del puntiglio!... Il Buccelli commesso postale! È proprio un voler dividere il paese in due partiti, perchè se c’è chi lo vuole, c’è anche chi non lo vuole! E poi, e poi.... un impiegato nasce, ma non si crea; non si può quindi dare un impiego a chicchessia, ed un governo non deve mai violentare le leggi della natura. Per gl’impieghi ci vogliono persone di temperamento freddo, di testa calma, che non si confondano con facilità nella spedizione dei pieghi; che conoscano il nome dei dicasteri, il giro delle carte; persone che sappiano star sul sodo; che vestano con decoro; che abbiano sempre qualcosa di dignitoso e di affabile, direi fin nel camminare; persone insomma, che abbiano quel non so che che fa dire: ecco un pubblico funzionario!»

Così dicendo, il Borsa andava prendendo via via degli atteggiamenti diversi, che erano come vignette illustrative. Non disse altro; ma certe crollatine di capo, e certe prese di tabacco che si succedevano con frequenza e irregolarità straordinarie, facevano capire chiaramente che c’è del torbido in Borghignolo, e che ce n’è di molto nell’animo del Borsa.

Oltre ciò, da quel poco che taluno osa dire, e da quello che i più tacciono, si capisce indubbiamente che nei partiti politici di Borghignolo è avvenuto, come direbbe un giornalista, uno spostamento profondo. Dopo che il Buccelli è salito in alto, i suoi amici, rimasti naturalmente al loro posto, se ne sentirono un poco smaccati. Parve a parecchi d’essere lasciati lì con un palmo di naso; e il palmo di naso in politica manda spesso diviato nell’opposizione.