— Ci eravamo cascati tutti, proprio da bestie, nelle mani di quel Buccelli. Già io l’ho sempre detto, con questi mezzi avvocati bisogna giocare alla larga.

— Ma ce n’è un’altra! Don Michele si è condotto in casa il figliolo, e si dice che impianti a quei signori una causa, ma una di quelle cause che la simile non si è veduta mai! perchè lascino lì tutta la roba presa, e facciano fagotto per dove sono venuti.

— Oh così sì!

— E se don Michele ci si mette....

— Bravo don Michele! Benissimo! e crepino.... —

Qui la signora Giuseppina si fermava, aggiungendo solo che, arrivata alle prime case del paese, aveva presa la prima cantonata, e quei tali che la seguivano, tirando diritto, le avevano lanciate alcune ingiurie, che non erano giunte tutte sino al suo orecchio.

La signora Giuseppina, che aveva ripreso un poco di fiato nel discorrere, mi fissò per un pezzo con tanto d’occhi, come ebbe finito, aspettando che la rassicurassi del tutto e le promettessi il mio intervento. Ma non ne ero in vena in quel momento, e non risposi parola.

«E se mandassi Garofani dal prefetto» saltò su a un tratto lei, dopo un lungo silenzio «pregandolo di far venire in Borghignolo una dozzina di carabinieri?»

«Coi carabinieri, a questo mondo, si fa molto, quando si ha ragione» risposi secco secco; «ma non si fa nulla, quando si ha torto!»

«Dunque avevano ragione quei tali? quei tali della strada? Dunque lei ci vuole promovere una lite.... dunque....» cominciò a gridare, ma si fermò subito. La mia faccia che doveva essere molto seria in quel momento, il pensiero di quanto le era intervenuto poco prima, e fors’anche il sospetto di quello spettro che le si poteva presentare da un minuto all’altro, le fecero a un tratto raccoglier le vele, e, lasciatasi cadere sul divano, cominciò a singhiozzare alla dirotta.