«Sta bene, ma il momento di parlarne con Adelina non è ancor giunto. Abbia pazienza, lo dirò io....»
«Ma se, tornata a casa, io trovassi per esempio il signor Mosè, il quale mi dicesse che mio marito ha dato il consenso. Ma!... allora io corro da Adelina....»
«Ah, è così che lei dà le nuove a poco a poco?»
La signora Giuseppina cercò di ripigliarsi alla meglio, ma intanto io continuai e col tono più serio del solito le feci promettere di non far parola di nulla ad Adelina senza ch’io lo sapessi. Come l’ebbe promesso, e come si accorse che per il momento non poteva scovare di più, se ne andò, ma con la faccia un po’ lunga e con l’aria d’essere poco persuasa.
Rimasto solo, quella nube che poco prima era venuta a offuscare il mio bell’orizzonte ritornò. Mi lasciai cadere sulla mia poltrona, e chiusi gli occhi. Mi pareva allora di veder giungere un messo con una lettera che chiamava Aldo al battaglione:... poi da lontano, tra un nuvolìo di polvere, vedevo correre, dove era più fitta la battaglia, le artiglierie, i battaglioni, Aldo....
Saltai in piedi, presi il cappello, ed uscii a respirare la brezza della collina, perchè in quel momento m’erano venuti addosso tutti i miei malanni d’una volta.
28 aprile 1866.
Sono proprio il sindaco di Borghignolo, non c’è rimedio! Quella carta col nastro di seta che mi lasciò nelle mani il prefetto, chiedeva ed ebbe una vittima. Pochi giorni dopo, ho dovuto ubbidire e comandare, alzar la voce, scarabocchiar carta in fretta, dissuggellare i pieghi, fare insomma quello che fanno dal più al meno tutti i potenti della terra. Io però mi son detto: che bestia! quando sono salito al potere, mentre essi piuttosto se lo dicono quando discendono. Ma mi prometto di togliere questa differenza e di rinnegare la mia esclamazione, se alla fine potrò dire di aver fatto un po’ di bene.
Intanto dovrò dare l’addio a queste pagine, e glielo do con dolore, a cui vo confidando da un anno tutto quello che mi passa per la mente e per il cuore. L’ozio che ci voleva per fantasticare, per tormentarmi, per scrivere, ora se ne è andato. D’ora innanzi i miei pensieri non li confiderò più che alla carta bollata. Sarà meglio?... Sarà peggio?... Mi è ritornato, non so come, un po’ di vita; dunque tiriamo innanzi, e cansiamoci dalle ricadute. Pure, prima di chiudere, forse per sempre, questo scartafaccio, vorrei scriverci ancora un’ultima pagina; l’ultima pagina della semplice ed intima storia che a poco a poco è venuta formandosi, compagna giorno per giorno dei miei pensieri. La fine è vicina, molto vicina. Ma quale sarà? Vedrò io crescere presso di me una lieta famigliola, che sarà il porto felice ne’ miei ultimi anni, o dovrò vivere ancora più triste e solitario di prima, col cuore spezzato da una nuova disgrazia?...