«Pazienza» diceva una di queste donne «se, come dicono, la fosse l’ultima guerra!...»
«E dopo ci lasceranno i nostri figlioli per sempre?» domandava un’altra.
«Quando a un figliolo tocca d’andar soldato e partire, la è una gran disgrazia, ma è sempre stato così, e ci vuol pazienza. Ma la guerra! Non sapete, Maria, che in guerra possono morire anche i giovanotti più sani e più robusti!»
«Basta, intanto ci vuol pazienza» diceva sospirando la Maria. «Dicono che questa volta partono anche i signori, anche quelli che hanno pagato; tutti insomma, perchè deve essere l’ultima. Dicono che si tratta proprio della patria; che l’andrà bene, e che la Provvidenza ci penserà per tutti!»
La rassegnazione di quelle donne incominciava a farsi meno malinconica, quando la Maddalena, il cui figliolo partito un giorno non era ritornato più, fattasi innanzi, esclamò singhiozzando: «Voi siete ancora fortunate, potessi anch’io oggi vederlo partire il mio Luigi coi vostri!» Le altre donne le si fecero allora tutte d’intorno, compassionandola e piangendo con lei. La signora Giuseppina si allontanò; e vedendomi a pochi passi, si volse a me per dirmi: «È inutile! non arrivano a capire come questa volta la sia una cosa tutta combinata. Ed è così chiara! così semplice! ma son tutti a un modo. Questi villani non capiscono mai niente!»
Sulla bass’ora, in quello stesso giorno in cui partirono i contingenti, partì anche Aldo. Egli abbracciò tutti; poi strinse la mano di Adelina, con un’espressione di calma e di serietà, che vedevo in lui per la prima volta, e che mi resterà sempre fissa e viva sino a che non lo vedrò ritornato tra noi. Il Borsa fece per indirizzargli un discorso, ma, non essendogli più rimasto un fil di voce, dopo due parole si fermò. Anche la politica del Garofani trovò in quell’ultimo momento un intoppo; e tanto lui che la signora Giuseppina, dinanzi a quella serietà di Aldo, rimasero senza parole. Io mi feci vicino all’Adelina, vedendola farsi in viso bianca come un cadavere, e la presi sotto braccio. Volevo dire cento cose ancora ad Aldo, ma intanto il legno partì. Prima che giungesse alla cantonata, vedemmo sporgere ancora una volta la mano di Aldo che ci salutava; gli rispondemmo facendo sventolare la pezzuola, chè nessuno di noi aveva forza di salutar con la voce.
Oggi tutto è quieto in Borghignolo. La speranza, sia benedetto chi l’ha inventata! asciugò le lacrime delle buone donne e dei poveri vecchi, che dicono in cuor loro: «Sarò proprio io quello a cui deve capitare una disgrazia? L’andrà magra con le faccende di casa ora che sono lontane le braccia più robuste, ma ci vuol pazienza; quando i figlioli saranno ritornati, ci aiuteranno a pagare i debiti.»
E la è proprio così! Quando si domandano sacrifici al paese, è sulle braccia di questi poveri campagnoli che ne pesa la parte più grave e la più ignorata. Prima, la mitraglia, e dopo, i debiti. E il loro nome sulle gazzette non ci va nè prima nè dopo.
Anche in casa Garofani le acque sono ritornate alla bonaccia. Tra quanti ci vanno c’è una specie di patto secreto di mostrarsi tutti d’una gran serenità d’animo. La signora Giuseppina è sempre occupata a fare e disfare, mentalmente, la casa degli sposi, senza essere ancora riuscita a trovare il posto adattato per una seggiola. Il Garofani, dopo aver taciuto per delle ore, a un tratto esclama con una fregatina di mani: «Speriamo! speriamo!» senza che nessuno gli domandi mai di cosa si tratti. In mezzo a tutto questo, la povera Adelina, che vorrebbe essere lieta anch’essa come gli altri, tiene fissi sopra di me i suoi due grandi occhi celesti, che paiono volermi domandare se siano da cacciare indietro quelle lacrime che vorrebbero sgorgare per forza. Allora io tento di sorridere e, accostandomi a lei, le principio qualche discorso, a proposito del bel tempo, o del figurino delle mode, e che finisce sempre con una lunga chiacchierata sul nostro Alduccio. Adelina ne rimane rasserenata, e anch’io mi sento un altro. Le parole di Adelina, piene di amore e di innocenza, mi ridestano nel cuore la memoria di quelle prime sensazioni giovanili, che dischiudono il bel fiore una volta sola in tutta la vita. Io le ascolto quelle parole col fascino col quale si ascolta una cara e nota melodia; e allora la mia mente richiama, con un dolore che non è senza piacere, quei giorni che non tornano più.