24 giugno 1866.

Da parecchi giorni siamo senza nuove di Aldo. Finora, dacchè è partito, e sono due lunghissimi mesi, non passò giorno senza una sua letteruccia, o scritta a tavolino, o dietro una siepe, che ci manteneva allegri, e ci faceva pensare a null’altro che alla gioia del rivederlo presto. Sulle prime qualche timore, qualche ansietà s’era provata anche in casa Garofani; ma, respinte con risoluzione, non ricomparvero più. I ragionamenti più strani e inconcepibili diventavano chiari come il sole, purchè concludessero con la fiducia e con l’allegria; così l’una e l’altra stabilirono il loro regno senza contesa, e si tirò via a maraviglia fin qui. Io poi m’ebbi sulle braccia tante piccole faccende, per essere il primo magistrato di Borghignolo, che potei sempre nascondere sotto l’aspetto severo del sindaco ogni cura malinconica del cuore, cosicchè nessuno se ne avvedesse. Di più, c’è la fortuna che la signora Giuseppina pretende da qualche tempo di avere scoperto ch’io sono un poco poeta, cosa molto comoda in casa Garofani, e che mi permette di non prender parte a tutto quello che vi si fa, di non risponder sempre, e di rimanermene a mia voglia sopra pensiero, senza che nessuno se n’abbia a male, perchè la colpa va tutta a carico della poesia.

Se la profonda commozione dell’animo, che mi teneva tutto assorto e taciturno in mezzo alle chiassose conversazioni di casa Garofani era poesia, la signora Giuseppina si era ben apposta: tra lo scambio dei rimbrotti di chi giocava a tarocchi e le emozioni della tombola, sprofondato in una poltrona, io ripensavo alle cospirazioni, alle speranze, ai disinganni d’un tempo; rifacevo passo passo quel cammino angoscioso che mi conduceva oggi negli accampamenti, e sulle rive del Po, del Mincio e del Garda, a vedervi le schiere di quattrocento mila soldati del regno d’Italia. Ripensavo con voluttà ai giorni nei quali la parola d’un prigioniero o d’un esule giungeva senza eco tra un popolo servo e muto, ora che non v’ha tugurio, per quanto remoto, da cui non sia uscito un soldato o un volontario della libertà.... Tutti i ragazzi di quindici anni sono scappati di casa fino a uno, in Borghignolo, per arrolarsi nei battaglioni dei volontarii!; ed ora le mamme incominciano a chiudere sotto chiave quelli di dodici anni, perchè è già un affar serio il trattenere anche questi.

Chi per trent’anni di fila l’ha aspettato giorno per giorno quello che vediamo oggi, ne racconti gli episodi, l’emozione, la gioia, se può! In quanto a me, da due mesi non ho potuto che tacere e lasciar crescere la muffa sul calamaio. Se oggi ripiglio la penna, è perchè un’ansia secreta del cuore è venuta a risvegliarmi dalla mia estasi. L’essere da più giorni senza nuove di Aldo ha rimesso i miei pensieri per una via malinconica, severa, che pure dovevo attendermi, ma dalla quale finora avevo saputo cansarmi. Siamo alla vigilia delle fucilate. Tutto me lo dice, e il silenzio di Aldo me lo conferma. Per cento e cento famiglie oggi forse è l’ultimo giorno della speranza; domani può essere il primo giorno delle angosce o della desolazione. Anche quel sogno di quiete e di felicità a cui avevo rivolto da qualche tempo tutti i miei pensieri, quella famigliola, che mi compiaccio tanto nel chiamarla dei miei figli, vicino a cui vorrei passare gli ultimi anni della mia vita, i miei progetti le mie nuove speranze, tutto può domani svanire dietro il fumo d’una fucilata.

Ho sofferto e lottato assai nella mia vita. Ho passati de’ giorni di sfiducia, ed ebbi torto. Ho imparato, a questa mia tarda età, che per scotere la fede d’un patriota c’è qualcosa che è più forte delle prigioni e degli esilii: c’è la calunnia, o l’ingratitudine, o il poco senno de’ propri concittadini. Ma il soldato che abbandona la bandiera quando i disagi si fanno più duri e la mischia si fa più sanguinosa, distrugge in un giorno l’onore intero della sua vita. Se le mie forze sono indebolite, io proseguirò nella via del mio dovere, in questo cantuccio di paese, poichè del bene da fare ce n’è dappertutto e per tutti. La mia logora nave getterà l’áncora in questo porto che ho cercato con tanta fatica, e qui terrò alta, fino alla fine, la mia vecchia bandiera. Questo porto sospirato l’ho quasi raggiunto.... ma una disgrazia improvvisa può ricacciarmene lontano e per sempre. Allora il destino avrà vinto il vecchio marinaio; egli però ripeterà morendo la sua antica parola di guerra, e qualcuno la raccoglierà.


26 giugno 1866.

Avevo scritto ier l’altro al prefetto, pregandolo di mandarmi un espresso quando gli giungesse qualche nuova d’importanza. Stamani mi giunse un messo con queste poche righe:


«Carissimo signore,