Rousseau (Gian-Giac.), filosofo, scrittore di musica, e compositore nacque in Ginevra nel 1712. La di lui avversione per il mestiere di suo padre, costruttore di orologi, lo fè risolvere ad abbandonare la patria nel 1728. Egli aveva studiato la musica, e nel tempo ch'egli andava errante per la Francia e l'Italia, quest'arte il provvide de' mezzi di sussistere. Fu particolarmente in Venezia, ove la sua gran passione per la musica, più accesa dal sentire le buone composizioni, e dal comodo di familiarizzarsi co' primi maestri dell'Italia, trovò non solo maggior pabolo, ma venne portata del tutto ancora verso la musica Italiana. Portossi quindi in Parigi, e cominciossi ben tosto a riguardarlo come gran filosofo, e grand'oratore: tuttavia la sua occupazione ordinaria consisteva nel copiar della musica. Egli si era prescritto il prezzo di quattro soldi per una pagina in 4º e di sei per una pagina in fol. Nè volle mai esigere oltre a questa tassa, cosichè avendogli il conte di Clermont rimesso 25 luigi d'oro per la copia di alcuni pezzi di musica, egli se ne offese, prese la medietà di un sol luigi, e restituì gli altri 24. Questo impiego di copista così spregevole per un filosofo agli occhi d'un preteso bello spirito di Parigi, fa molto onore al suo carattere, quando si sa ch'egli applicavasi a questo disgustoso mestiero non per i suoi bisogni, ma per sostenere unicamente una sua parente povera. Nel suo dizionario egli fa un lungo articolo su i doveri di un esatto copista, e rileva quivi egli stesso le contraddizioni solite del suo carattere. “Comprendo benissimo, egli dice, che sarà di mio nocumento qualora si compari il mio travaglio alle mie regole: ma so ancora che quegli che cerca il vantaggio del pubblico, dee non curare il suo proprio. Uomo di lettere, ho detto del mio stato tutto il male che ne penso, amo la musica italiana, e non ho fatto che della musica francese; ho descritto tutt'i mali della società, mentre essa formava la mia felicità; cattivo copista, vengo quì ad esporre i mezzi di formarne un buono. O verità! il mio proprio interesse è sempre sparito dinanzi a te; ch'egli giammai profani il culto che ti ho consacrato.” In questo intervallo oltre più capi d'opera per la filosofia e la letteratura, compose le parole e la musica del suo dramma le Devin du village, e del Pigmalione, che furono applaudite sul teatro con generale entusiasmo. L'anno 1751 essendo venuta a Parigi una compagnia di cantanti italiani dell'Opera buffa il loro buon incontro suscitò la gelosia de' compositori francesi. Formaronsi due partiti; sosteneva l'uno la buona causa della musica italiana, sforzavasi l'altro di farla cadere. L'amor proprio si rivolse dal canto de' sostenitori della musica francese, e portò tant'oltre finalmente l'affare, che la compagnia italiana fu mandata via da Parigi. Rousseau, passionato partigiano della musica italiana, dimenticò allora non solo il suo Devin du village, ma altresì tutti i vantaggi che poteva promettersi della direzione dell'opera con simili composizioni. Scrisse nel 1753 la sua famosa lettera sulla musica francese. È nota a chiunque la di lui sagacità, la di lui robusta eloquenza, il talento di persuader ciò che vuole, tutto il fuoco della sua espressione: aggiungasi a questo la preferenza che passionatamente egli dava alla musica italiana, forse ancora un certo corruccio contro Rameau, che aveva criticata la sua musica. Animato da questi motivi, egli disse ai francesi, che non avevano assolutamente musica; che quella da essi creduta tale non sapeva nè parlar, nè dipingere nei recitativi e nelle arie, che il loro canto è un abbajamento continuo, insoffribile all'orecchio, purchè non si sia prevenuto; la loro armonia informe, senz'espressione, e che non è se non un vero guazzabuglio da scolare. Nel tempo istesso vi unisce egli il parallelo della musica italiana, e la di lei maggioranza in tutti questi punti. Tutto fu posto allora in romore: nove scritti comparvero in pochissimo tempo contro la sua Lettera, credendo di averla vittoriosamente confutata. Cantanti e virtuosi composero pasquinate, satire e canzoni contro lui, e sparsero nel pubblico de' rami, ove colla più grande indecenza si metteva in ridicolo la di lui immagine: si cercò di oltraggiarlo in una farsa sul teatro, e si giunse, dice l'Elvezio, sino ad incitare il governo a rigorosamente procedere contro la sua persona. Gli si negò l'onorario, che se gli era assegnato per il suo Indovino del villaggio, e se gli vietò per sempre l'ingresso al teatro. Quel che Rousseau continuò a spargere sulla musica francese nel suo dizionario ed altronde, non era fatto per appagare gli animi sollevati contro di lui. Proseguirono quindi le sue persecuzioni, e quel che effettivamente non soffrì da altri, il soffrì colla sua immaginazione. Allontanossi più di più dalla società, e nojossi alla fine della sua solitudine nel seno stesso della capitale. Scelse allora per sua dimora il villaggio di Ermenonville, ma scorse appena sei settimane, la mattina delli 2 di Luglio 1778, al ritorno del suo passeggio, cadde tramortito, e poco dopo rese l'ultimo sospiro. Ecco le opere di questo filosofo sulla musica: 1. Projet concernant de nouveaux signes pour la musique letto dall'A. all'accad. delle scienze li 22 agosto 1742. Può vedersene un lungo estratto, ch'egli stesso ne fa all'articolo Notes del suo dizionario. Egli vi dice che in questa materia non bisogna consultare i musici, ma l'uomo che sa la musica, e che ha saputo riflettere su quest'arte. La musica non è per gli artisti la scienza de' suoni, ma delle figure nere, bianche ec., dacchè cesserebbero queste di colpire i loro occhi, non crederebber eglino veder più della musica: presso loro tutto fa l'abito. Egli fa vedere in seguito tutt'i vantaggi del suo Progetto. Ma all'artic. Caractères de musique: “Io credo che il pubblico ha saviissimamente fatto di lasciar le cose come sono, e di mandar noi, e i nostri sistemi al paese delle vane speculazioni.” 2. Dissertation sur la musique moderne, a Paris 1743. 3. Lettre d'un symphoniste de l'Acad. R. de musique à ses camarades de l'orchestre, Paris 1752. 4. Lettre sur la musique française, a Paris 1753. “L'eloquente penna di M. Rousseau, dice di questa lettera M. d'Alembert, avvezza già a dirci delle verità pungenti, ha ora un'occasione assai favorevole d'istruirci, e di malmenarci. Come quel famoso romano ha sostenuto, quasi solo gli attacchi dell'armata francese, accesa e riunita contro la sua lettera, e la sua persona.” 5. Dictionnaire de musique, in 8vo 1754. M. Choron lo chiama un'opera informe (Notions élément. d'Acoust. p. 13). “Il dizionario di musica di Rousseau, dice M. Suard, è forse di tutte le sue grand'opere quella, ove egli ha meno meditato, e con meno profondità trattato il soggetto. Si rimane agevolmente sedotto dall'eleganza ch'egli usa alle volte nelle analisi spesso astratte, e soprattutto dal fuoco, dallo spirito e dalla grazia, ch'egli sparge sulle discussioni relative ai principj, o agli effetti dell'arte, che appartengono al gusto ed all'immaginazione; ma fia d'uopo diffidare un poco delle sue asserzioni sugli articoli di dottrina, o di erudizione, che esiggono cognizioni positive, e rigorose definizioni.” Encycl. méthod. art. Accent. Egli infatti non è molto esatto nel definire, e noi ne abbiamo dato un esempio nella definizione ch'egli ha dato della composizione (Disc. prelim. p. XIX) e ne abbiamo rilevato il vizio nella Risposta all'autore della Critica del presente dizionario, il quale per sua estrema ignoranza se ne dichiara sostenitore. (V. Esame ec. nel t. 2, p. 4). Gli errori soprattutto in teoria, che si trovano nel dizionario di Rousseau, sono stati da' più dotti uomini confutati, e con ispezialità da M. Suremain nella sua Théorie Acoustico-Musicale, Paris 1793. Egli attribuisce questi errori alla soverchia fretta, con cui fu obbligato di gettarne i fondamenti nell'Enciclopedia, e alla necessità in cui trovossi, far volendo un'opera compita di questo dizionario, di trattarvi degli oggetti, che gli erano stranieri: quindi prega il lettore a non trarne niuna disfavorevole induzione sulla sua maniera di pensiero per rapporto a questo filosofo. “Discepolo ed ammiratore di Gian-Giacomo, egli dice, entusiasta delle sublimi sue produzioni, penetrato dalla stima di sue virtù, il solo amore della verità poteva superar quello, che io aveva per la sua persona. Io ho sentito spesso la mia anima, che pressavami a prender la sua difesa, allorchè i suoi detrattori sforzavansi ad oscurare la sua memoria.” Gli articoli, che riguardano la poetica e la rettorica della musica, sono maneggiati con tutta la solidità di un filosofo, colla leggiadria di un bello spirito e la precisione di un uomo di gusto: non sono però dello stesso pregio quelli che trattano dell'antica musica. “Il superbo e deciso Rousseau, dice l'ab. Requeno, contento del suo sistematico talento molto bene esercitato nella moderna armonia, e pago d'alcuni scelti libri della R. biblioteca, e armato delle dissertazioni dell'accademia, si ritirò a lavorare gli articoli della greca musica per l'Enciclopedia e per il suo dizionario; e consultò solamente per qualche bagattella i greci originali. Incominciando io a notare gli errori ed i pregiudizj sulla dottrina de' greci armonici sparsi nel dizionario, annojatomi abbandonai l'impresa. I più classici saranno da me quà e là annoverati in questi Saggi ec.” (Pref. p. VII). Quest'opera in somma, secondo M. la Borde, avrebbe bisogno di esser rifatta, per risparmiare molta pena a coloro, che vorranno studiarla, e impedire così che non s'imbevano di errori tanto più malagevoli a scamparsi, che lo stile seducente di Rousseau ha l'arte di strascinarvi i suoi leggitori. 6. Lettre à M. l'abbé Raynal au sujet d'un nouveau mode de M. Blainville, 1764, di cui si è parlato nel 1º vol. p. 122. 7. Examen de deux principes avancés par Mr. Rameau, etc. 8. Lettre à M. Burney sur la musique. Tutt'i trattati di Gian-Giacomo sulla musica trovansi riuniti nel vol. 16 dell'edizione di Due-ponti del 1792 di tutte le sue opere. Ne' seguenti scritti vi ha ancora de' dettagli sulla musica: 1. Nouvelle Héloïse, part. II, Liv. 23. 2. Essai sur l'origine des langues: nel cap. XII, egli parla dell'origine della musica, e de' suoi rapporti; ne' cap. XIII, e XIV, dell'armonia; nel cap. XV prova che le nostre più vive sensazioni agiscono spesso per via d'impressioni morali; nel cap. XVI, della falsa analogia tra i colori ed i suoni; nel cap. XVII, Errore de' musici nocivo all'arte loro; nel cap. XVIII, Il sistema musicale de' greci non aveva niun rapporto al nostro; nel cap. XIX, Come ha degenerato la musica. Nulla quì diremo delle sue composizioni musicali, di cui vi ha una collezione impressa a Parigi nel 1781, perchè son poco conosciute ed apprezzate in Italia. “Rousseau (dice M. Choron), senza essere nè profondo teorico, nè dotto compositore, intendeva assai bene la poetica de l'arte, ed aveva il gusto d'una melodia semplice e naturale. Può vedersi a questo proposito la sua Professione di fede in una lettera diretta a M. le Sage di Ginevra, e che si trova alla fine della Notice sur la vie et les écrits de M. le Sage, par M. Prévost, pag. 481. Questa Lettera pubblicata per la prima volta nel 1805 manca in tutte l'edizioni di Gian-Giacomo.”

Roussel, maestro di musica, pubblicò nel 1775, le Guide musical ou Théorie et pratique abrégées de la musique vocale et instrumentale selon les règles de l'accompagnement et de la composition.

Roussier (L'abbé), di Marsiglia, canonico a Ecouis nella Normandia, ove morì circa 1790. Sino all'età di 25 anni egli non conosceva una sola nota di musica; sentendo parlare de' prodigj del sistema del basso fondamentale di Rameau, diessi tutto alla lettura delle sue opere, e poichè credette averne ben compresi i principj, ne divenne il più infollito partigiano, e 'l più zelante propagatore. Più non vi fu per lui che basso fondamentale, tutto era basso fondamentale. Incapace di leggere una linea di musica, d'inventare la menoma frase di melodia, di mettere un conveniente basso sotto una cantilena, e di scrivere correttamente due battute di armonia, egli vide tutta l'intera musica in quel sistema, e non volle mai riconoscervi le imperfezioni che vi riconobbe lo stesso Rameau. Pretese innalzare su quel basso una compiuta didattica, non riconobbe come legittimo se non quello che era d'accordo colle sue regole ipotetiche, e senza veruno scrupolo rigettò tutta la scienza del contrappunto, e la pratica de' più grandi maestri, che egli nemmeno conosceva di nome, e che non erano a' suoi occhi se non ispregevoli pratici, e musici d'orecchio. Non contento di aver fatto della musica un'arte a suo capriccio, formar volle altresì una teorica degna di star a lato della sua scuola. Straniero del pari nella fisica e nella geometria, e tutto al più sapendo le prime regole dell'aritmetica, ammassò de' ridicoli calcoli per sostener de' sistemi contrarj all'osservazione e all'esperienza. “Quel che più muove la bile negli scritti di questo pedante, dice M. Choron, egli è la presunzione e l'arroganza con la quale decide sopra tutti gli oggetti, e l'impertinenza con cui tratta i più celebri autori, allorchè non pensano conforme al di lui sentimento, e non agiscono secondo le sue regole. A proposito in fatti di alcuni andamenti di armonia, che combaciavano co' suoi principj, egli ebbe l'insolenza di attaccare Gluck e Sacchini, che come s'intende benissimo, non fecero che burlarsi delle sue osservazioni. Egli attaccò della stessa maniera Tolomeo, Zarlino e gli altri teorici. Secondo lui tutti gli esperimenti di acustica sono falsi o superflui, e senza conseguenza. Se le opere dell'ab. Roussier sono disgustose per lo spirito di sistema, per gli errori che contengono, per il tuono di pedanteria e di arroganza che vi regna, per la goffagine dello stile, hanno almeno un merito, che non può loro negarsi, cioè la chiarezza; e a questa qualità dovettero elleno il buon incontro che ottennero per alcun tempo: ma oggi son già cadute in un totale discredito.” Eccone il catalogo: 1. Traité des accords et de leur succession, selon le système de la basse fondamentale, Paris 1764. 2. Observations sur différens points d'harmonie, Genève 1765. 3. Mémoires sur la musique des anciens, où l'on expose le principe des proportions authentiques, Paris 1776. Quest'opera è stata criticata con ispezialità dall'ab. Requeno (V. Pref. p. VII, e t. 2, p. 76. ec.). 4. L'harmonie pratique, ou exemples pour le traité des accords, Paris 1776. 5. Mémoires sur la musique des Chinois, Paris 1780 in 4º. 6. Mémoires sur la nouvelle harpe de Cousineau, Paris 1783.

Roze (abbate Niccolò), bibliotecario del conservatorio di musica in Parigi, verso l'anno 1807, si era applicato alla musica sin dall'età di 7 anni, e studiò la composizione sotto l'abb. Rousseau di Dijon, e l'ab. Homet, che aveva molto gusto per il canto. L'ab. Roze fu dapprima maestro di musica della cattedrale di Angers, e nel 1776 lo divenne della chiesa de' SS. Innocenti a Parigi, ove la sua musica di chiesa attraeva gran gente. Egli ha fatti degli allievi, che per la più parte godono oggidì d'una ben fondata riputazione. Nel 1802 compose una messa a piena orchestra, che eseguita in San Gervasio riscosse gli applausi di tutti gl'intendenti. Il Sistema d'armonia dell'ab. Roze è stato pubblicato da M. Laborde nel 3º t. del suo Essai sur la musique.

Rubbi (l'abb. Andrea), veneziano, di cui si è parlato in questo tomo all'articolo Mayer, come autore di undici bellissimi Sonetti sull'armonia, pubblicati nel Mercurio d'Italia storico-letterario, Venezia 1797, è autore altresì di un'opera intitolata Il bello armonico teatrale, Ven. 1792, citata con somma lode dal Manfredini nelle sue Regole armoniche p. 70-193.

Ruetz (Gaspare), assai dotto in più scienze, e di molto distinto merito nella musica, fu allievo del vecchio Bach. Morì a Lubecca nel 1755, di 47 anni. Egli è autore di tre dissertazioni scritte in tedesco col titolo di Confutazione de' pregiudizj sull'origine della musica di chiesa, Lubeck 1750; Sullo stato presente della musica di chiesa, 1752; Confutazione de' pregiudizj contro la musica di chiesa, e delle spese che vi si richiedono, Rostock 1753. Nelle Memorie critiche di Marpurg, t. 1 vi ha di lui una Lettera intorno ad alcune idee di M. Batteux relativamente alla musica.

Ruggerio (Francesco), cel. costruttore di violini a Cremona, sopracchiamato il Ber, viveva verso la medietà del sec. 17. Due suoi violini esposti in vendita nel 1790 avevano la data degli anni 1640, e 1670. Giov. Batt. Ruggiero detto il buono, rinomato del pari per la costruzione de' violini, viveva a Brescia circa 1653. I suoi strumenti sono pregiatissimi.

Ruphy (J.-F.) nel 1802 pubblicò un piccol libro col titolo de la Mélomanie et de son influence sur la littérature, in 8º. Egli attribuisce la decadenza della letteratura ai progressi della musica nel 18º sec. Questa stravagante opinione fu ancora sostenuta da M. Gin (V. il suo artic. t. 2, p. 176).

Rusti (Giacomo). Nato in Roma nel 1740, studiò la musica e la composizione primieramente nel conservatorio della Pietà in Napoli, e poi in Roma sotto Rinaldo da Capua. Passò quindi in Venezia, ove nel 1764, scrisse la sua prima opera la contadina in corte: nel 1774, compose la musica dell'Idolo cinese, del Socrate immaginario nel 1776, dell'Alessandro nell'Indie 1777, e di altri drammi per diversi teatri d'Italia, ove acquistossi grande stima ed onore. Egli si stabilì finalmente come maestro di cappella in Barcellona.

Rutini (Giovanni) nacque in Firenze verso il 1730 e fece i suoi studj musicali in Bologna sotto il cel. P. Martini. Viaggiò quindi per la Germania, e nel 1757 si stabilì a Praga, dove fecesi fortuna principalmente per la sua buona scuola di cembalo: le sue cinque opere contenenti 31 sonate per quest'instromento furono impresse a Norimberga. Nel 1766 tornò egli in Italia, e scrisse più opere per teatro, che furono molto applaudite. Tra le di lui composizioni vi si distingue Lavinia e Turno, cantata impressa a Lipsia, per ordine di S. A. Maria Antonietta elettrice di Sassonia che ne aveva composta la poesia intendentissima di musica, a cui dedicò l'ab. Eximeno la sua dottissima opera. Rutini morì in Firenze verso il 1795. Hiller cita con elogio le di lui sonate, ma dice che le sue cantate non sorpasseranno la mediocrità.