La infelice prova fatta dal gabinetto Rudinì prima, da quello Giolitti poi, il fiasco dell’onorevole Zanardelli, e la conosciuta energia e tenacia dell’onorevole Crispi, che pareva il solo uomo capace di dominare la situazione difficile e pericolosa, in che il Ministero Giolitti aveva lasciato il paese, davano tutte le apparenze della forza al nuovo gabinetto; ma erano anche in sostanza i germi della sua debolezza. Tanto che, se potè durare due anni e qualche mese, potè perchè il suo capo si impose quasi alla Camera e la tenne gran tempo chiusa; ma durò in mezzo all’imperversare di una tempesta, che pareva doverlo sommergere ad ogni istante.

Tutte le furie dell’ira erano rivolte in ispecial modo contro il Presidente del Consiglio. Non c’è esempio, credo, nella storia parlamentare di una opposizione tutta fatta di diatribe e di contumelie, in gran parte personali, come quella che imperversò sul capo dell’onorevole Crispi negli anni 1894 e 1895.

È noto il triste episodio del plico Giolitti, di cui si valsero pei loro fini quelli stessi fra gli oppositori che mostravano disgusto per l’atto del deputato di Dronero; è nota la ferocia degli attacchi coi quali l’onorevole Cavallotti perseguitò in tutti gli atti della vita il suo antico compagno di fede. Quanto alla stampa di opposizione, i complimenti di che essa onorava tutti i giorni il Presidente del Consiglio si possono compendiare in queste parole di Guglielmo Ferrero: Crispi fu il peggior ribaldo che abbia governato l’Italia in questo secolo, e il suo Ministero il più disonesto, scellerato e pazzesco governo che si sia visto, questi ultimi cinquant’anni, nell’Europa civile.

Inutile dire come di ciò fosse addolorato e disgustato il Carducci; il quale non potè lasciar passare senza qualche parola di protesta le gravi ingiurie che piovevano sul capo dell’illustre suo amico. Il 31 dicembre 1894 gli mandò questa lettera di saluto pel nuovo anno: «Caro grande amico, — Nulla oggimai Vi manca di ciò che per lo più è toccato ai sommi cittadini nella storia dei popoli; nè dopo salva la patria, l’ingratitudine di quelli che Vi invocavano; nè, dopo il colpo dell’assassino, l’aggressione di quelli che voi amaste e beneficaste. La procella selvaggia nè anche risparmiò il giovine capo della figlia presso le nozze. Serena e calma, in mezzo e sopra questo osceno infuriare di malvagità faziose e ambiziose, la vostra forza. Salute e rispetto. G. C.»

E quando pochi giorni dopo, il 10 gennaio 1895, la figlia del Crispi fu sposa, il Carducci pubblicò l’ode nuziale cui ho già accennato, nella quale sono questi versi:

innalza, o bella figlia,

Innalza al padre in faccia

Gli occhi sereni e le stellanti ciglia.

Ei nel dolce monile

De le tue braccia al bianco capo intorno