Delle Opere sono usciti, nel febbraio del 1902 il vol. XI, contenente la serie terza ed ultima di Ceneri e Faville, nel giugno dello stesso anno il vol. XII, contenente la serie seconda di Confessioni e Battaglie, e nel gennaio di quest’anno 1903 il vol. XIII, contenente la prima parte degli Studi su Giuseppe Parini sotto il titolo Il Parini minore.

La serie terza di Ceneri e Faville comprende gli scritti minori del Carducci dal 1877 al 1901, raccolti col medesimo metodo e coi medesimi intendimenti degli scritti delle due prime serie; e sono, come essi, testimonianze importanti dell’ingegno, dell’animo e dell’operosità dell’autore; tanto più importanti, quanto si riferiscono all’ultimo periodo della sua vita. Ci sono i brevi discorsi detti al Senato, fra i quali coraggioso e nobilissimo quello per Candia; i discorsi Per il decennale dalla morte di Mazzini, Per lo scoprimento del busto di Giacomo Leopardi a Recanati; lo scritto per la morte di Vittore Hugo, che il Carducci scrisse a mia richiesta per la Domenica del Fracassa; e mandandomelo mi scriveva: «Eccoti quello che ho scritto singhiozzando a tratti come un bambino.» Ci sono le relazioni per le prove d’italiano su la licenza liceale, per la gara tra i licenziati d’onore dai licei, su i programmi e le istruzioni per l’insegnamento dell’italiano nelle scuole classiche; alcune relazioni alla Deputazione di storia patria; alcune recensioni; e un’altra quantità di piccoli scritti d’occasione, che tutti hanno la loro importanza per chi voglia conoscere a fondo l’uomo e lo scrittore.

Ma importanza molto maggiore hanno gli scritti della seconda serie di Confessioni e Battaglie; la maggior parte dei quali illustrano e spiegano i sentimenti politici dell’autore e la condotta di lui come cittadino negli ultimi trent’anni dopo il 1870.

Nella prima serie l’autore raccolse, come sappiamo, quasi tutti gli scritti maggiori dei tre volumi sommarughiani, quelli più specialmente ai quali meglio conveniva il titolo di Confessioni e Battaglie; e ne lasciò fuori alcuni pochi di minor mole; coi quali appunto comincia la seconda serie. Gli scritti di questa, quasi tutti brevissimi (pochi superano le cinque o sei pagine, due soli le venti), sono riuniti sotto varie rubriche, secondo la materia che trattano. Le rubriche sono ventitrè: fra le più importanti quelle che raccolgono gli scritti per Garibaldi, per Alberto Mario, per Guglielmo Oberdan, per Francesco Crispi, per le accapigliature del Carducci coi socialisti, per le dimostrazioni degli studenti radicali contro il Carducci, e per le onoranze del giubileo. Se ne togli gli scritti riuniti sotto la prima rubrica Schermaglie di letteratura, che sono i pochi rimasti fuori dalla raccolta sommarughiana, tutti gli altri non erano stati mai stampati in nessun volume, e la maggior parte di essi, disseminata e dispersa in foglietti e giornali politici e letterari, era oramai impossibile a trovare. Ugo Pesci in un articolo, pubblicato nel Giornale d’Italia del 10 giugno 1902, ha rilevato egregiamente l’importanza di questo secondo volume di Confessioni e Battaglie; dal quale s’impara, egli scrive, «che il Carducci ha sempre considerato le cose politiche con serena obiettività ed imparzialità; che quantunque non gli sia mai stata conferita da alcun partito la laurea d’uomo politico, si trovano facilmente ne’ suoi scritti giudizi e sentenze di un vero statista; e che la pretesa sua incoerenza politica in realtà non esiste, anche quando può lasciarla supporre un qualche scatto del gran cuore del poeta.»

Il vol. XIII, Il Parini minore, ha poco di nuovo; ma tutti gli scritti compresi in esso e già pubblicati sono stati, come il Carducci usa sempre, riveduti e corretti per questa edizione. Aprono il volume due scritti, che videro la luce nella Nuova Antologia, Il Parini principiante (Fasc. 1º gennaio 1886), L’Accademia dei Trasformati e G. Parini (Fasc. 16 aprile e 1º maggio 1891), lavoro quest’ultimo rimasto incompiuto; seguono i cinque scritti, che sotto il titolo Pariniana furono già raccolti nel volume Conversazioni critiche; poi quattro scritti sui sonetti del Parini, il primo dei quali fu pubblicato nel giornale Natura ed Arte del 15 dicembre 1894, il secondo e il terzo nella Nuova Antologia del 16 settembre e del 16 dicembre 1900; il quarto ed ultimo è inedito. Chiude il volume un Saggio di bibliografia pariniana.

Gli ultimi tre scritti di questo volume non sono i soli pubblicati dal Carducci dopo che fu colpito dalla malattia.

Nel 1899, prima ch’egli andasse a Madesimo, era uscito nel fascicolo 16 maggio della Nuova Antologia, col titolo Tragedia falsa e uomo vero, lo studio sulla Ecerinide di Albertino Mussato da lui composto per la edizione che di quella tragedia curava, pei tipi Zanichelli, Luigi Padrin. Il volume della Ecerinide, con lo studio del Carducci, fu poi finito di stampare nel novembre e pubblicato con in fronte la data del 1900.

Una delle prime cose delle quali il Carducci si occupò appena in grado di rimettersi al lavoro, fu il compimento della prefazione ai Rerum Italicarum Scriptores, della quale lasciò pubblicare due saggi (nella Nuova Antologia del 1º maggio e nella Rivista d’Italia del 15 maggio 1900), e che indi a poco uscì intera nel primo fascicolo della importante pubblicazione. Nello stesso anno 1900 attese in collaborazione con Severino Ferrari, alla pubblicazione, pei tipi Zanichelli, delle Rime di Bartolomeo Del Bene per le nozze Albicini-Binelli.

Gli ultimi due lavori del Carducci sono l’importante studio Dello svolgimento dell’Ode in Italia, pubblicato nei fascicoli 1º e 16 gennaio 1902 della Nuova Antologia, e il saggio di traduzione e commento delle Odi di Orazio (i primi tre Epodi) pubblicato nel fascicolo del 16 dicembre di quell’anno nello stesso periodico. L’autore delle Odi barbare volle, in arte, mantenersi fedele fino all’ultimo ai suoi primi amori.

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