Inutile. Oramai che la parola giubileo era stata buttata là, la gente che s’era messo in testa di farlo lo volle fare. Non credo che la quiete del Carducci ne rimanesse turbata; poichè tutto si ridusse a un discorso letto da Giuseppe Picciola nella sala del Liceo Musicale di Bologna il 13 maggio, sotto gli auspicii degli studenti dell’Università, e a qualche telegramma che in quei giorni fu inviato al poeta. Egli rispose cortesemente ai telegrammi di S. M. la Regina madre e del Presidente del Consiglio; ma del giubileo, fatto contro la sua volontà, non si mostrò niente sodisfatto.

Invece ebbe l’anno dipoi una grande sodisfazione per l’atto generoso e gentile di S. M. la Regina madre, che, acquistando la biblioteca di lui, della quale gli lasciò l’uso, ne assicurò la conservazione.

Quarantacinque anni fa in un accesso di classico furore egli sognava di farsi dopo morte bruciare sopra un rogo di legna di pino insieme a tutti i suoi libri. Oggi gli sorriderà, credo, un pensiero migliore: il pensiero che, passato questo vento di follia presuntuosa, che trascina la gioventù odierna a cercare gl’ideali dell’arte e della vita al di là del buonsenso e del bene, le giovani generazioni avvenire cercheranno, curiose e riverenti, i libri ov’egli studiò, le carte ove depose il frutto de’ suoi studi, per iscoprirvi il segreto di quella grande arte che non sa scompagnare dal culto della bellezza il culto della virtù e della patria.

CAPITOLO XI. GIOSUE CARDUCCI E IL SUO TEMPO.

Carattere dell’uomo. — Condizioni dello spirito pubblico in Toscana dopo il 1849. — Precoce spirito d’opposizione. — Il Carducci e i primi fatti del risorgimento italiano. — L’Aleardi e lo Zanella poeti della nuova Italia. — Il poeta dei Giambi ed Epodi, esaltato dai repubblicani, maltrattato dai monarchici. — Nuove Poesie. — La critica del Guerzoni nella Gazzetta ufficiale. — La gioventù italiana si volge al Carducci. — L’Aleardi riconosce d’avere sbagliato strada. — Classicismo del Prati e del Dall’Ongaro. — Le Università italiane nella prima metà del secolo. — Il metodo storico negli studi letterari. — Le Odi barbare e la critica dei giornali. — Scrittori messi in satira dal Carducci. — Il De Amicis e il Giacosa. — Poca simpatia per il poeta delle Odi barbare, ed impreparazione del pubblico a gustarle. — Reazione. — Edizioni elzeviriane dello Zanichelli. — La poesia verista e il Grido del Rizzi. — Novissima Polemica. — Idee del Carducci intorno alla poesia amorosa. — Il Manzoni e il Leopardi. — Vittorio Emanuele, Garibaldi e Cavour. — La cultura letteraria in Italia dopo la conquista di Roma. — L’Italia si accorge finalmente di possedere un poeta vero. — Gli scolari del Carducci. — Giovanni Pascoli e Giovanni Marradi. — Severino Ferrari e Guido Mazzoni. — Ugo Brilli. — Il Carducci non rappresenta, come scrittore, il suo tempo. — Passione del Carducci per la storia. — Il mondo ideale del poeta.

Ricordano i lettori le parole dette dal Carducci ai suoi scolari nel primo giubileo? «Io ho voluto ispirar me e innalzar voi sempre a questo concetto: di anteporre sempre nella vita, spogliando i vecchi abiti di una società guasta, l’essere al parere, il dovere al piacere; di mirare alto nell’arte, dico, anzi alla semplicità che all’artifizio, anzi alla grazia che alla maniera, anzi alla forza che alla pompa, anzi alla verità ed alla giustizia che alla gloria.»

E pure egli l’amava la gloria.

Ahi, da’ prim’anni, o gloria, nascosi del mio cuore

Ne’ superbi silenzi il tuo superbo amore.

Le fronti alte del lauro nel pensoso splendor