Barbari novi,

Frughin de gli avi ne le tombe sante

Con le spade ne’ figli insanguinate,

E calpestin le sacre al vento date

Ossa di Dante.

La forza e l’audacia di questi e d’altri simili versi eccitavano l’ammirazione e l’entusiasmo dei pochi amici del poeta; ma rispondevano così poco al sentimento pubblico d’allora, che anche uomini, i quali si credevano e a modo loro erano liberali, furon tratti a biasimare altamente il volumetto carducciano, e non ebbero niente da opporre a chi dichiarò che l’autore si mostrava destituito d’ogni facoltà poetica.

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Il 1859 mutò per poco la posizione del Carducci rispetto al pubblico.

Da qualunque parte fosse venuta l’iniziativa della liberazione d’Italia, chiunque se ne fosse fatto l’autore, avrebbe avuto l’incoraggiamento e le lodi del giovane poeta; il quale, non appena balenò la possibilità della guerra del Piemonte all’Austria, compose la canzone A Vittorio Emanuele; e così dopo la pacifica rivoluzione toscana del 27 aprile si trovò d’accordo con la maggioranza dei suoi concittadini, che volevano l’unione al Piemonte, e cantò la Croce di Savoia e l’Annessione. Queste poesie fecero dimenticare il libretto di due anni innanzi, e il Carducci parve divenuto il poeta dell’opinione pubblica liberale in Toscana.

Ma l’accordo durò poco. Dopo Villafranca venne la spedizione dei Mille, e il poeta, che aveva in cima dei pensieri il compimento della unità nazionale, si fece naturalmente garibaldino. Gli avvenimenti successivi, la paurosa politica dei liberali moderati e la loro soggezione a Napoleone III, che aveva rotta sul principio l’impresa della liberazione d’Italia, che ne avversava in mille maniere il compimento, che manteneva i soldati francesi a Roma, raffermarono ogni giorno più il distacco del Carducci dalla maggioranza monarchica. Da che la monarchia si chiariva incapace di compiere, almeno per allora, l’opera del risorgimento nazionale, le idee del poeta si trovarono naturalmente d’accordo con quelle dei partiti avanzati (in parte avversi alla monarchia) che non ammettevano indugio.