Egli era allora a Bologna, ed essendo in quella disposizione d’animo ed avendo quelle idee, s’era venuto a poco a poco avvicinando agli uomini che quelle idee medesime professavano, ai giornalisti che le sostenevano. È naturale che in quell’ambiente, come oggi si dice, egli si trovasse a suo agio; come è naturale che quell’ambiente esercitasse qualche influenza nell’animo di lui. Superfluo avvertire che una gran parte della gioventù romagnola, che per ragione di studi o d’altro affluiva a Bologna, e già cominciava ad ammirare il poeta, era repubblicana. Ad acuire l’opposizione del Carducci alla politica del governo si aggiunsero i dolorosi fatti della guerra del 1866, la politica spiegatamente reazionaria di esso governo, e le piccole persecuzioni alle quali il poeta fu fatto segno dal Ministero.

Nel 1868 fu pubblicato il volume dei Levia Gravia, una raccolta di poesie, dove, fra lo sdegno per le ingiustizie sociali, domina una nota di sconforto e di sfiducia, una nota quasi direi leopardiana. Ma in mezzo a quello sconforto, e in mezzo agli studi d’erudizione e di filologia di quello che può chiamarsi un periodo di raccoglimento del poeta, scoppiarono pure dall’animo di lui l’ode Dopo Aspromonte e l’Inno a Satana, e indi a poco i primi Epodi, di cui l’ode e l’inno furono come l’avanguardia.

L’Inno a Satana, composto nel 1863 e pubblicato nel 1865, non fu veramente conosciuto che dopo la ristampa fattane nel 1869 dal direttore del giornale democratico Il Popolo di Bologna, E. Bordoni, in occasione che si apriva a Roma il concilio ecumenico. Quella poesia e i primi Epodi ebbero, com’è naturale, l’approvazione e le lodi dei repubblicani, e in genere dei giornali e degli uomini d’opposizione, più, s’intende, per ragioni politiche e di partito, che come opera d’arte e come manifestazione di un alto ingegno poetico. Le persone così dette serie, i liberali moderati, gli uomini d’ordine, dissero: Questo non è un poeta, è un energumeno.

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Il suo poeta, anzi i suoi poeti, l’Italia liberale li aveva già: a parte il Prati, famoso da un pezzo, aveva l’Aleardi, sorto poco prima del 1860 a gareggiare con lui, e venuto subito in gran fama per la dolcezza e malinconia dei suoi Canti, ristampati dal Barbèra nel 1864; aveva lo Zanella, il cui nome quasi sconosciuto prima del 1867 fuori del Veneto, si diffuse ben presto per tutta Italia dopo l’edizione delle sue poesie fatta pur dal Barbèra nel 1868.

La capitale era allora a Firenze; e un po’ dello spirito cattolico guelfo movente dal palazzo Capponi avvolgeva il governo e la maggioranza da esso rappresentata. Le poesie dello Zanella, nelle quali la religione, la scienza e l’amor di patria si davano la mano, poesie semplici ed eleganti, se talora un po’ accademiche, rispecchiavano, anche meglio di quelle del Prati e dell’Aleardi, il sentimento della maggioranza legale del paese. La poesia del Carducci stonava orribilmente, e doveva parer degna del piombo che ferì Garibaldi ad Aspromonte, o almeno almeno delle manette che strinsero i polsi degli arrestati di villa Ruffi.

Il poeta da giovane aveva detto che la sua musa era cresciuta colle tenui miche d’Orazio; ora, alla distanza di pochi anni, i suoi concittadini lo chiamavano il poeta della barricata e delle Grazie petroliere. E pure egli non aveva fatto che crescere, crescere coi medesimi sentimenti, con le medesime aspirazioni che gli fervevano in cuore fin dalla prima giovinezza.

Ad alcuni dei pochi amici, che avevano ammirato le sue poesie giovanili, parve anche, dopo i due Epodi per Corazzini e per Monti e Tognetti, che il suo gusto letterario cominciasse a corrompersi. — Perchè? — Perchè nella meditazione e negli studi di quel periodo di raccoglimento l’orizzonte delle sue idee si era venuto allargando, il suo ingegno si era svolto e rafforzato; e lo scudiero dei classici aveva sentito il bisogno di liberarsi da ogni soggezione e di correre, come disse egli stesso, le avventure a tutto suo rischio e pericolo. Naturalmente ciò ch’egli in quel periodo aveva letto di poeti stranieri moderni conferiva alla liberazione e alla educazione delle sue facoltà poetiche; e i segni ne apparivano nelle ultime poesie.

Quando nel 1868 uscì il volume dei Levia Gravia, la pubblicazione di esso passò quasi inosservata. I buoni moderati erano tutti intenti a gustare il loro Zanella, uscito appunto in quel medesimo anno, e in quel medesimo anno proclamato dalla Nuova Antologia il nuovo poeta d’Italia.

Non che qualcuno non avesse sentito e detto qual poeta vero e forte annunziavano i due Epodi pel Corazzini e per Monti e Tognetti: ma pochi porsero orecchio a quelle voci. Fra codesti pochi fu l’editore Gaspero Barbèra; il quale, diremo meglio, aveva forse già sentito da sè la potenza dell’ingegno del Carducci anche come poeta. E pur sapendo quali avversioni incontrassero nel pubblico, specialmente toscano, i suoi versi, gli chiese di farne una edizione. Egli sapeva anche che, nonostante quelle avversioni, l’ingegno dell’uomo cominciava ad essere riconosciuto, e capì che, data quella forza di mente e quella tempra di carattere, il poeta avrebbe finito coll’imporsi. Intanto il Carducci che, per le sue opinioni politiche, aveva, come sappiamo, avuto dal governo parecchi fastidi ed una sospensione, seguitò per la sua via senza scomporsi, seguitò a scrivere, quando l’occasione lo stimolava e l’animo dettava dentro, versi sempre più ardenti e più arditi: e il Barbèra ai primi del 1871 pubblicò, raccolte in un volume, tutte le poesie composte da lui fino allora, non escluso l’Inno a Satana e i versi nuovi. L’editore voleva comprendere nel volume anche la canzone A Vittorio Emanuele e le altre poesie politiche anteriori al 1860; ma l’autore non volle: «Quei versi, disse, li ristamperei, se fossimo in repubblica: ora nol fo, per più ragioni degne.» Fra queste c’era, credo io, bench’egli nol dicesse, il proposito di rimanere tutto intero nella opposizione, e come tale presentarsi nel suo libro. Del quale affermava, a rischio (son sue parole) di passare per bugiardo o per superbo; «Io ne’ miei versi come disperava di piacere ai più, così non me lo sono proposto per fine.»