Pubblicando, soli due anni avanti, le poesie della edizione Barbèra, il Carducci aveva detto: «Mossi, e me ne onoro, dall’Alfieri, dal Parini, dal Monti, dal Foscolo, dal Leopardi; per essi e con essi risalii agli antichi, m’intrattenni con Dante e col Petrarca, ad essi, pur nelle scorse per le letterature straniere, ebbi l’occhio sempre.»
La derivazione dai classici si sentiva nei Juvenilia e nei Levia Gravia, come si scorgeva nei Decennali qualche segno delle scorse per le letterature straniere.
Ma nelle Nuove Poesie il poeta era lui, proprio lui, con una fisonomia spiccata e caratteristica, che non si poteva confondere nè rassomigliare con quella di nessun altri. E quanti aspetti varii e nuovi e tutti originali in quella fisonomia! Che mirabile contrasto di suoni, di colori, di atteggiamenti in quel volumetto di liriche!
Il fatto, riconosciuto solennemente, come ho detto, da tutte le persone cólte e spregiudicate, non si poteva oramai contestare. E non osò contestarlo nemmeno la critica dei giornali moderati, nemmeno quella della Gazzetta ufficiale del regno, ma vi girarono attorno con molte restrizioni, con molte sciocchezze, con molte malignità, tentando di scemarne l’importanza. — Il Carducci, sì, è un gran poeta, diceva il critico della Gazzetta ufficiale; e soggiungeva: peccato che sia un uomo bilioso, scervellato e selvatico! che si lasci dominare dal suo sciagurato temperamento, dall’orgoglio, dall’atrabile, e nel parossismo cronico del suo sdegno, nel tumulto anarchico de’ suoi errori, gitti all’aria urli di furore e gridi di rabbia felina! — Questa critica, che si chiamava da sè cortese ed onesta, che pretendeva scendere dall’alto forte di verità ed ispirata d’amore, e invitava il poeta ad accoglierla come un’amica, fu portata in trionfo dai giornalini, dai giornaletti e dai giornaloni moderati, con grande sodisfazione del grosso pubblico, che non capiva e non poteva capire il poeta.
Il Carducci pensò: dagli amici mi guardi Iddio; e questo pensiero diventò, con grande sodisfazione degli ammiratori delle Nuove Poesie, una delle sue prose polemiche più magistrali, Critica e Arte, che ridusse al silenzio gli avversari. Ma ridurre al silenzio non vuol dir persuadere. In generale la critica e la polemica più persuasive non persuadono se non coloro che non hanno bisogno di essere persuasi.
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Intanto la gioventù, non solamente di Bologna e delle Romagne, dove il Carducci era, più che altrove, conosciuto ed amato, ma anche delle altre parti d’Italia, aveva cominciato a leggere le sue poesie ed entusiasmarsene. Le vicende della patria, ch’era in sul comporsi a nazione, avevano ancora, trent’anni fa, virtù di commuovere gli animi dei giovani. E come i giovani, quando non sono guasti dalla educazione, o per natura scettici ed egoisti, si sentono naturalmente attratti verso tutto ciò che agli occhi loro è nuovo, grande e generoso, si volsero con ammirazione al poeta dei Giambi ed Epodi. Non ho bisogno di nominare quelli che a Bologna erano scolari suoi, i quali sono una legione, che oggi onora gli studi e le scuole, primo fra tutti per ingegno e dottrina Giovanni Pascoli; del quale mi fu raccontato che una sera al Caffè dei cacciatori fosse fatto leggere al Carducci, che allora lo conosceva appena, un sonetto; e che egli dicesse: — Sarei contento d’averlo composto io. —
Fuori di Bologna uno dei primi a sentirsi preso dalla poesia del Carducci fu Giovanni Marradi, che negli anni intorno al 1870 era studente al Liceo di Livorno, e faceva fin d’allora dei versi, anzi ne aveva già stampati. Io ne mandai alcuni manoscritti, nel gennaio del 1871, al Carducci, il quale mi rispose: «Ho letto le poesie dell’alunno del tuo Liceo. Intanto c’è del colorito temperato animosamente, e c’è dell’onda di verso; e ci è attitudine e pieghevolezza; e mostra di amare nei moderni quel che han meglio. Vorrei più sobrietà e più nerbo. Ma ci è stoffa. Studiare, studiare, studiare: meditare, meditare, meditare: amare e odiare fortemente: e poi riuscirà. Ma non si perda in quel limbo d’arte e d’idee che è la società odierna, specialmente in Toscana. Sono eternamente sospesi fra il bene e il male, fra la verità e la convenzione: è un eterno compromesso in istile e in concetti. E ne vengon fuori i Dall’Ongaro e gli Zanella (2ª edizione).» Con quella seconda edizione il Carducci intendeva dello Zanella poeta politico negli ultimi due anni, e del Dall’Ongaro che si era messo a fare il classicheggiante.
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Qualche anno più tardi, il Carducci cantava, per le nozze di sua figlia: