»Perchè tanto? perchè tutto il popolo ha seguito col saluto reverente, con le lacrime, col mormorio represso dell’acclamazione, sino alla Certosa, il Poeta?

»Perchè ha sentito in lui il più alto interprete della Patria.

»Difficili sono le poesie del Carducci a intenderle tutte e davvero: ma al popolo basta, più che la profonda intelligenza degli accenni storici e delle frasi belle, il sentimento vivo che balza fuori dall’arte.

»E tutta l’arte del Carducci grida: — Italia, Italia, Italia! — Lo grida in faccia agli stranieri, lo grida in faccia a noi, lo grida ai posteri nel nome di tutte le glorie del passato, da Dante a Garibaldi.

»Così le onoranze officiali sono state soverchiate dall’irrompente onda dell’ammirazione, o piuttosto dell’amore, del popolo bolognese e romagnolo ed emiliano accorso a fare omaggio al suo, al nostro Poeta.

»Grande è stata in tutti, anche per ciò, la commozione. I gonfaloni, le bandiere, le corone, le autorità, tutto è stato oltrepassato dal consenso popolare alle onoranze decretate dal Parlamento in nome della nazione.

»Ma più commovente ancora è stato, là nella quieta Certosa, il muto dolore dei più stretti amici e dei parenti. Stendeva la neve un candido manto tutt’intorno; e gli ultimi raggi del sole l’andavano vivificando di tocchi d’oro. Poi imbruniva. Un gran raccoglimento era in noi e intorno a noi.

»Egli aveva cantato quel Cimitero. E aveva espresso il desiderio dei morti quivi composti in pace, con versi immortali:

— Freddo è quaggiù: siamo soli. Oh amatevi al sole! Risplenda

Su la vita che passa l’eternità d’amore. —