NOTE AL CAPITOLO IV.
(Pag. [96], [98], [99] e [115].)
Polemica intorno alle Rime del Carducci.
Aggiungiamo qui, per quelli che ne fossero curiosi, alcuni particolari e qualche documento intorno alla polemica alla quale diede luogo la pubblicazione delle Rime del Carducci; polemica che, come i lettori sanno, si può dire la continuazione di quella degli amici pedanti coi giornali fiorentini del tempo.
Il volumetto delle Rime fu pubblicato agli ultimi di luglio del 1857; e nel giornale umoristico La Lente del 4 agosto usciva un articoletto firmato E. M., il quale era poco più che un annunzio benevolo della pubblicazione. L’E. M. era, come dissi, l’avvocato Elpidio Micciarelli, amico del Targioni ed ammiratore del Carducci, quello stesso che l’anno dopo fondò e mise a disposizione degli amici pedanti il giornale Il Momo. Nell’articolo se la pigliava contro coloro che dicevano il tempo della poesia essere finito, nè ammettevano, s’intende, altra poesia che la romantica; e, affermando che il volumetto delle Rime dimostrava il Carducci essere «poeta per concetto, per sentimento, per forma, grande, delicato, profondo»; conchiudeva: «A coloro ai cui occhi l’opera rettamente usata dell’ingegno e della scienza è cosa santa da non profanarsi con meschini giudizii, ma da rispettarsi come l’arca della gloria nazionale, penso, sarà lecito il dire che dopo quelle di Niccolini e di Mamiani questa è la migliore poesia che ai giorni nostri sia uscita in Italia.»
Il Fanfani, ch’era pieno di stizza contro il Carducci e gli amici pedanti per ciò che avevano scritto contro di lui nella Giunta alla derrata, pigliando occasione dalle lodi del signore E. M. della Lente, scrisse subito un articolo pieno di veleno e di stupidaggini intorno alle Rime; ma, invece di pubblicarlo nel suo giornale Il Passatempo, lo stampò (senza nome, s’intende) nei numeri 8 e 14 agosto della Lanterna di Diogene.
La Lente del 25 agosto, protestando di voler rimanere estranea alla questione, pubblicò una lettera del signor E. M. al Direttore e una del Carducci al signor E. M., tutt’e due in risposta agli articoli della Lanterna; e questa tre giorni dopo (n. del 28 agosto) rispondeva con un articolo, intitolato: Le bizze di Giosue Carducci. La settimana avanti (n. del 21 agosto), avendo saputo che il Carducci stava preparando le sue risposte, aveva minacciato di chiudere la lizza con una caricatura.
Nella Lente del 1º settembre tornarono in iscena il signor E. M. e il Carducci; questi con una seconda lettera che rispondeva alla parte letteraria della critica della Lanterna, quegli con una breve dichiarazione premessa alla lettera del Carducci, con la quale diceva, non parergli dignitoso continuare polemiche con chi intendeva a modo della Lanterna l’ufficio delle lettere e del giornalismo. «Lascio adunque libero il campo, finiva, a questi detrattori di un giovane della cui stima mi onoro; e ciò fo con animo sereno, sì perchè non li invidio nella ingenerosa opera loro, sì perchè sono intimamente convinto che il giovane poeta, continuando alacremente negli studi, occuperà un bel posto nella odierna nostra letteratura a dispetto de’ suoi avversari.»
Alla seconda lettera del Carducci il Fanfani rispose con un quarto articolo nella Lanterna del 5 e con un quinto in quella del 12 settembre, intitolato: «Così all’amichevole si rimpedula il cervello al dottor Giosue Carducci.»
Le lettere del Carducci dovevano seguitare, perchè la materia alle risposte gli abbondava; ma nella Lente del 15 settembre comparve questa dichiarazione, che troncò la polemica: «Il signor dottor Giosue Carducci aveva portato a questa Direzione parte della continuazione della sua replica agli articoli della Lanterna, ma con dispiacere noi abbiamo sentito la necessità di doverci astenere dal pubblicarla, inquantochè vi si accennava ad un lungo proseguimento di questa polemica, la quale di natura sua ci pare aliena alla indole del nostro giornale, che è tutto umoristico.»