Intanto che il Fanfani pubblicava nella Lanterna i suoi velenosi articoli contro il Carducci, il giornale Il Passatempo, facendo la commedia, fingeva tener dietro alla polemica con l’aria di chi, disinteressato, vuol giudicare serenamente. E nella rassegna dei giornali chiamava (15 agosto) «nel tutto insieme giusta, ma troppo acerba, anzi feroce» la critica della Lanterna; lodava (22 e 29 agosto) la critica di Napoleone Giotti nello Spettatore, dicendola pacata e giudiziosa, ma non senza mite ironia; e biasimava (29 agosto) il Carducci e il signore E. M. per le loro risposte alla Lanterna, troppo aggressive.

Nel n. del 5 settembre del Passatempo l’articolo della Lanterna, Le bizze di Giosue Carducci, era battezzato per «una risposta vivace ed arguta quanto altra mai», e si esprimeva la speranza che anche il Carducci, seguendo l’esempio della Lanterna, si moderasse nelle repliche. Ma poche righe più giù, parlandosi del secondo articolo del Carducci nella Lente, gli si faceva rimprovero di uscir sempre dai termini della moderazione.

A proposito del quarto articolo del Fanfani nella Lanterna (n. 17, 5 settembre) il Passatempo del 12 settembre scriveva: «Si torna sulla questione del Carducci, al quale il suo critico inesorabile, esclamando Il povero Giosue Carducci vagella, scrive una lettera per dargli una lezione di scherma, di cui dovrebbe, se è tale quale si tiene, far suo pro. Non curi le lische, chè ve ne sono, e prenda la polpa.» E poche righe più giù diceva: «Troppo più che scherzo ci pare la fiera derisione di chi difese nella Lente il Carducci.» Finalmente, parlando della dichiarazione della Lente circa la cessazione della polemica, scriveva: «Lodiamo il proposito del Carducci, e più lo loderemmo se l’avesse fatto prima.»

Non basta: la moderazione, anzi la generosità del Passatempo arrivò fino a prendere le difese del Carducci contro il Direttore di un giornaletto teatrale, che lo aveva chiamato pedante nel midollo dell’ossa, fradicio pedante non poeta, membro della società di mutuo incensamento, pastorello d’Arcadia, martire dello sgobbo, ec. ec. Il Carducci si era contentato di riderne, e di scrivere, per uso degli amici, un sonetto di risposta, che cominciava così, e che, s’intende, non fu mai stampato:

Ora itevene, o Muse, a sbordellare,

E Palla sia che scingavi le zone,

Poi che questa reliquia del bastone

Vuole anch’ei di poetica trattare.

O fogna di sporcizie, o lupanare,

Quand’esci a ragionar con le persone,