Prima alla fronte mettiti un crocione,

Chè non ci venga la gente a pisciare.

Nel terzo verso si allude ad una solenne bastonatura che il Direttore del giornaletto teatrale aveva ricevuto da un pagliaccio di una compagnia equestre.

Il Passatempo, pigliando la cosa sul serio, rispose così (n. del 21 novembre 1857):

Il signor Carducci non merita una tirata d’orecchi come voi gli fate; l’avreste preso forse per un Garelli, per un Bertini et similia?... Il Carducci è un giovane a parer mio educato a buonissimi studj; sicchè avete commesso villanìa a trattarlo in quel modo lì.... Io non dirò che le poesie del Carducci sieno senza mende, ma da un’altra parte, ditemi, possono mettersi in un mazzo con tante e tante altre che si veggono andare attorno? In un punto del vostro articolo vi lasciate scappare queste po’ po’ di bestemmie: «Pretendere di farci rinculare fino all’epoca di fra Guittone e di Dante da Majano, belare leziosaggini e smancerie come un pastorello d’Arcadia ec.» Vi fa torto il non aver conosciuto che il Carducci con quella sua forma poetica non volea far altro che ricondurre in Italia l’amore dei buoni studi.... io scommetto mille contr’uno che il Carducci infine infine farà qualche cosa meglio di me e di voi e di tanti altri nostri carissimi compagnoni.

Quando il Passatempo scriveva così, doveva certamente supporre che nessuno sapesse quello che tutti sapevano, che cioè lo scrittore degli articoli della Lanterna contro il Carducci era il Fanfani; e doveva anche essersi dimenticato che quelli articoli in fondo in fondo e’ li aveva sempre approvati.

Come saggio della polemica intorno alle Rime del Carducci, riferisco l’articolo del Fanfani nei due primi numeri della Lanterna, e la seconda lettera del Carducci nella Lente.

E faccio seguire ad essi l’articolo che, in forma di recensione, fu pubblicato nel fascicolo del maggio 1858 della Rivista contemporanea di Torino.

Se i giornalisti fiorentini, seguendo il Fanfani, erano stati unanimi nel vituperare le Rime del Carducci (la Lente, che aveva accolto le prime risposte del Carducci, poi si ritrasse subito, per non rompere il bell’accordo), l’autorevole Rivista torinese (nella quale scrivevano il Guerrazzi, il Vegezzi-Ruscalla, il Nigra, il Maestri, il Gallenga, lo Zini, il Massari, ed altri valentuomini, molti dei quali emigrati in Piemonte per ragioni politiche) non ebbe che lodi per il libretto del giovine poeta; e, ciò che più monta, lodi che mostravano un giudice competente e sereno.

L’articolo non era firmato, ma nella Rassegna bibliografica, della quale faceva parte, c’era un primo articolo firmato Luigi Zini, nel quale, a proposito delle Satire e poesie minori di Vittorio Alfieri pubblicate dal Carducci, si diceva: «Un giovane poeta toscano: al quale nei primi passi l’invidia e la cattiveria delle consorterie hanno gittato subito pietre ed improperii, per inconsueti modi violando le leggi della cortesia toscana, ma che ad uno dei nostri sommi, giudice formidabile e severo, è apparso siccome Achille fanciullo che apprende da Chirone (e il Chirone vuole sia Ugo Foscolo); questo giovin poeta, Giosue Carducci, del quale forse avrò altrove a dir qualche cosa, o in questa o nella prossima rassegna, vi appose una breve ma succosa prefazione, ec.» Queste parole fecero supporre al Targioni e al Micciarelli che la recensione non firmata fosse dello Zini, e ristampandola nel Momo (n. del 1º luglio) l’attribuirono senz’altro a lui. Ciò naturalmente diede fastidio al Passatempo, il quale nel suo n. 27 (3 luglio 1858) accennando a quella recensione vi contrappose la sola parte della lettera del Guerrazzi che criticava il Carducci, e mandò copia del giornale allo Zini. Lo Zini si affrettò a rispondere al Passatempo che la recensione non era sua, e il Passatempo pubblicò la lettera dello Zini nel numero del 10 luglio. Ciò non ostante il Targioni e il Micciarelli seguitarono a credere che la recensione fosse dello Zini, e nel n. 28 del Momo (15 luglio) pubblicarono una curiosa rettificazione, che finiva così: «nonostante la protesta pubblicata dal solerte Passatempo, inclinavamo.... a restare, per lo meno, nella nostra opinione; quando ci è pervenuta quasi sicura notizia che non proprio il signor Luigi Zini, ma un tal Gigi Zoni è l’autore dell’articolo. E questo sia detto in lode del vero, e, anche un poco, del benevolo Gigi Zoni