Pag. 4. — Ridicolo è il principio del sonetto O nova angela mia senz’ale al fianco. Non regge il dire forse avverrà ch’io segni le tue vestigie per che io ti segua; perchè le vestigia si segnano da sè, e non le segna chi vien dietro, e ci pone su i piedi. Inintelligibile è poi la terzina seconda, e ridicolo l’ultimo verso L’ale tue d’ôr non mettan fuor la punta.

Pag. 5. — Sa di Burchiello il principio del sonetto con quel Candidi soli e riso di tramonti; è stranissimo quell’espero roseo che sormonta l’alte serene (zeppe) vie dei firmamenti; e più strana che mai quella luna che su i sentier tacenti (quali sentieri sono?) rende imago (ma imago di che?) entro laghetti e fonti (ma nelle fonti che imagine può restarci, essendo l’acqua in continuo moto?). E nell’ultimo verso quel caro petto della donna mia non può sonar proprio altro, posto a quel modo, che mammelle. O poeta Giosue, adagio a ma’ passi! Sono un grave sproposito quelle acque cadenti giù per li verdi tramiti de’ monti, perchè ne’ tramiti non ci corre l’acqua ma ci camminano gli uomini, non essendo altro il tramite che una via stretta; e poi perchè i tramiti dei monti non son verdi, cioè coperti d’erba, non essendo i monti generalmente erbosi, ed erbosi non essendo mai i tramiti, come quelli che sono scalpitati dagli uomini.

Pag. 8. — Son cosa veramente comica quelle itale usanze che debbono i lor colori al pennello di Goldoni, e quel dire che egli mostrò a quanti frutti e fiori sorga un ingegno latino in suolo rubello.

Pag. 16. — Strano è il dire che l’alma della sua donna ridea e trasparia ne’ suoi occhi come ride in serena onda una stella. Prima perchè senza dire che la stella è riflessa nell’onda, pare che il luogo proprio delle stelle sia l’onda: poi perchè l’epiteto di sereno mal si addice a onda, e finalmente perchè l’onda, non essendo puramente acqua, ma il moto dell’acqua o l’acqua in moto, non si può dire che vi si vedano riflesse le stelle che solo possono vedersi in acqua limpida e ferma.

Pag. 17. — Non sappiamo che uscita sia quella del Sonetto XVII dove si dice, parlando a un cavallo, l’uomo quando disse te bruta ignobil salma (non è più vero che il cavallo è un bruto) mente a sè adulando; ed è ridicolissimo il giurarlo per il cavallo medesimo (Per te lo giuro). E quella piaga che stride sanguinosa (pag. 18) non è una perla?

E il bianco seno di Corinna che sorgeale sotto le corde auree gementi (il verso bisognava finirlo) nel Sonetto XXI (pag. 21) non è un’altra perla?

E l’ingegno altero, integro, eretto (pag. 22) che roba è? e non sono zeppe?

E dire il gener vostro per i vostri discendenti (pag. 24) non è pazzia?

Pag. 27, 28, 29. — Vorrebbe dirci il poeta unico dopo il Mamiani e il Niccolini che roba è l’aer livida che stride divisa dai moschetti? E quell’incestare (usato altre volte) per contaminare o simile che verbaccio è egli? O non lo sa quel che è incesto? come si fa dunque a trasportarlo a tal significato? e poi incestare val mettere nelle ceste, e va fuggita questa anfibologia. E quella sposa ingenua che agogna gaudii notturni, ci par che sappia proprio poco d’ingenua! Quella prora aspro lavoro di liverpoolica mano è cosa veramente da matti: indovinate che è la mano sonora liverpoolica? sono gli artefici di Liverpool, e chiamasi sonora la lor mano perchè lavorando adoprano martelli, seghe o altro, e fanno del romore. Che vi pare? ben trovato eh? E l’Euro che scavalca gl’ispidi flutti, non è una perla? L’Euro agita il mare o solleva i flutti, ma scavalcarli non sappiam che voglia dire, perchè scavalcare vale buttar giù da cavallo. E perle sono pure la mente che calca rischi e terrori; e quello sfidar co’ baci. Quel tale poi che stanco alle prove (a che prove?) depone sopra niveo petto (e batti col petto; il poeta Giosue, a quel che pare, va matto del petto), la fronte carca di glorie non vale un tesoro?

Pag. 33 e seg. — Il Canto a Dante è una brutta contraffazione del centone famoso del Giusti; oscuro spesso, ed è vero il giudizio che ne dà l’autore medesimo, cioè che dà più fumo che luce; se non che noi vediamo il fumo solo. Ci si ammirano i fratelli duellanti a uccidersi: le civili fiamme udite su civili mura; il marito che ruina in armi erompendo dagli amplessi: le bionde e canute chiome addensate in gran sangue; questa ombra (il Petrarca disse questa morte, ombra non istà) che à nome vita ed è sì bassa e questo che vuol dire? la rea Meloria che sorge nel medio evo dal mar toscano; l’equoreo seno incestato (al solito) di sangue; la forza e la ferrata necessità che si premono a tergo di Prometeo; le foreste aurite, e simili altre garbatezze.