Pubblicai nelle Note al Cap. III la canzone inedita del Donati per il busto del Parini scolpito da Enrico Pazzi. Era mio intendimento di dare qui una notizia compiuta degli scritti di lui editi e inediti, in verso e in prosa: ma essendomi stato impossibile raccogliere altri documenti oltre i pochi che conservo fra le mie carte, debbo limitare a questi la notizia, che, non saprei dire di quanto, ma sarà certo incompiuta.

Il Saggio di un Glossario etimologico della Versilia fu pubblicato nei fascicoli 3º e 4º del Poliziano (Firenze, Cellini, 1859); il Discorso Della poesia popolare scritta nei numeri 13 e 14, anno I, delle Veglie letterarie (Firenze, Tipografia Spiombi, 1862); il libretto Della maniera d’interpetrare le pitture nei vasi fittili antichi fu pubblicato in Firenze dalla Tipografia Calasanziana nel 1861, e ne fece una recensione il Carducci nel giornale La Nazione di Firenze, la quale è ristampata nel vol. V delle Opere a pag. 29 e seg.

Oltre questi lavori, io posseggo copia dei seguenti scritti a stampa del Donati:

Alla Vergine del Soccorso, Versi; Firenze, coi tipi Calasanziani, 1855 (sono una Canzone e una Ballata, L’Orfanella);

Notizie storiche della Madonna del Soccorso e della sua cappella; Massa, pei Frediani tipografi ducali, 1858;

Alla Madonna del Soccorso, Canzone e Stanze (dieci ottave), in un libretto di poesie pubblicato a Massa per la incoronazione di essa Madonna a Serravezza nel 1858;

Sonetto per la commemorazione di Gesù morto, dedicato ai venerabili confratelli della Misericordia in Serravezza; Firenze, Tipografia Calasanziana, 1861;

In lode di Cosimo Mariani, parole del suo confratello Francesco Donati D. S. P.; Siena, Tipografia dei Sordo-muti, 1864.

Nel 1865 il Donati collaborò alla Rivista italiana, e nel 1866 all’Ateneo, diretti da me, mandando all’una e all’altro articoli, note e recensioni di filologia italiana.

Io conservo di lui manoscritte una diecina di poesie, quasi tutte inedite, la maggior parte ballate. Credo che il Carducci alludesse anche al Donati, quando a proposito di una ballata di Guido Mazzoni, scrisse: «La vecchia ballata endecasillaba di Franco Sacchetti e d’Angelo Poliziano la rinnovò con garbo un po’ arcaico Terenzio Mamiani; la mantrugiò con diversa gaglioffaggine certa buona gente (c’ero anch’io) fra il ’50 e il ’60 o giù di lì.» Allora tanto il Carducci quanto il Donati, nella loro ammirazione per la ingenua semplicità e grazia degli antichi rimatori toscani, credevano possibile rinnovare, imitando, quelle forme, senza pensare che l’imitazione è artifizio, e che l’artifizio è precisamente l’opposto della semplicità e della grazia.