Lettere di Terenzio Mamiani a Giosue Carducci e del Carducci al Mamiani.[88] ([Pag. 132.])

Chiarissimo Signore,

Torino, li 4 di marzo 1860.

La fortuna togliemi per il presente di poterle offerire una cattedra d’eloquenza italiana in qualche Università, come porterebbe il suo merito; poichè in Torino è occupata, in Milano leggerà l’insigne letterato Aleardo Aleardi, in Genova non si pensa per ora di riaprirla, e debbe cessare a Pavia. Di Bologna non so, e quando facciasi l’annessione e quivi sia vacante quella cattedra, volentieri ci vedrei salire il mio signor Carducci, posto che la gradisse. Intanto io non voglio tacere che nel prossimo ordinamento de’ nostri licei, se Ella accettasse d’insegnare rettorica qui in Torino o in Milano, io me le crederei obbligato e ciò le sarebbe ottimo avviamento a salire più alto fra poco tempo. Consideri con agio la mia proposta e sappia che i nuovi licei debbono essere condotti a molto maggior dignità di prima e secondo la nuova legge anche gli emolumenti sono aumentati non poco. — Ad ogni modo, s’Ella non è contenta della presente sua sorte, ed io rimango Consigliere della Corona, mi sforzerò di mostrarle la stima e l’amore in che la tengo.

La prego di non intermettere i suoi studj e nudra la giovine mente di forte e profondo sapere con la storia, la filosofia, la meditazione e qualche scienza positiva.

Scusi ad un vecchio la mezza temerità di farmi consigliere non domandato e forse non opportuno. Mi voglia bene.

Suo devotissimo
Terenzio Mamiani.

Illustre e venerato Signore,

Pistoia, 21 marzo 1860.