Nomina del Carducci a professore nel Ginnasio d’Arezzo, non approvata dal Governo. — Critiche alle Rime del Carducci. — Sonetti satirici del Carducci. — Sonetto del Fanfani contro il Carducci. — Il Momo. — Il trionfo di Farfanicchio e la caricatura degli amici pedanti. — Una lettera del Guerrazzi. — Giudizio del Carducci intorno ai suoi critici. — Il Carducci si stabilisce a Firenze. — Francesco Menicucci. — Riunioni serali degli amici pedanti. — Morte improvvisa di Dante Carducci. — Il Padre Consagrata (Francesco Donati). — Riunioni e letture serali in casa Chiarini. — Il Carducci e Gaspero Barbèra. — I primi volumetti della Collezione Diamante, curati dal Carducci. — Polemica col Passatempo per una poesia di Isidoro Del Lungo. — Morte del padre del Carducci. — Giosue porta la famiglia a Firenze. — Prime speranze della guerra per l’indipendenza. — Gli amici pedanti fondano Il Poliziano. — La canzone A Vittorio Emanuele. — Il Carducci prende moglie. — Riunioni al caffè Galileo. — Silvio Giannini, l’ode Alla croce di Savoia e il Salvagnoli. — Nomina del Carducci al Liceo di Pistoia. — Nascita della figlia Beatrice. — Nuovi volumetti della Collezione Diamante. — Il Carducci a Pistoia. — Louisa Grace-Bartolini. — L’ode Sicilia e la rivoluzione. — «Oh i codici del Poliziano e dei poeti antichi in Riccardiana!» — Il ministro Mamiani offre al Carducci la cattedra di lettere italiane all’Università di Bologna.
Lasciando San Miniato, il Carducci era deciso di non tornarvi, e perciò aveva concorso ad una cattedra nel Ginnasio municipale d’Arezzo. Vinse il concorso, e fu nominato; ma le accuse d’empietà e di liberalismo, che dalle autorità politiche di San Miniato erano giunte al Governo granducale contro il giovane insegnante, furono cagione che la nomina di lui non fosse approvata. Era allora impiegato al Ministero della istruzione Pietro Fanfani, furibondo contro il Carducci e gli amici pedanti, che non gli avevano risparmiate e non gli risparmiavano critiche e canzonature.
Il Fanfani era stato fino allora in Toscana una specie di dittatore nelle cose della lingua; e gli amici pedanti, mettendo in mostra gli errori che, appunto nel fatto della lingua, si trovavano nei suoi libri (la maggior parte dei quali commenti e postille ad opere altrui), erano stati cagione che l’autorità e la fama di lui ne erano rimaste un po’ scosse. E poichè non v’è arme più terribile a ciò del ridicolo, il Carducci s’era divertito e si divertiva a lanciargli contro i suoi sonetti burleschi: avea scritto proprio per lui quello della Giunta alla derrata «Ai filologi fiorentini odiernissimi»; e, venendo nel settembre a Firenze, ne aveva portato con sè un altro composto allora allora a Santa Maria a Monte, intitolato Pietro Fanfani e le postille.
Anche a Firenze seguitò a comporne altri, che sono rimasti inediti, un de’ quali mi rammento che cominciava:
Ser Fanfana, buon giorno! Urla il Ricordo
Che tu gli hai strazïato una edizione;
Grida Barbèra: Or ve’ filologone
Che con le concordanze è mal d’accordo.
Il sonetto alludeva appunto agli errori che gli amici pedanti avevano trovato in alcuni libri curati dal Fanfani per gli editori Ricordi e Barbèra.
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