Il volume dei Bozzetti critici e il Saggio del Petrarca, pubblicati nel 1876, diedero insieme col volume degli Studi letterari la misura intera del valore del Carducci come storico della letteratura, come erudito, come critico, come prosatore, come polemista. Degli Studi letterari la Revue critique diede un giudizio molto giusto; disse che di tutti i libri scritti sulla antica letteratura italiana ce n’era pochi che fossero al tempo stesso così attraenti e così solidi; e a proposito Del Saggio del Petrarca scrisse queste parole, che si possono applicare anche agli Studi letterari: «Il Carducci sa essere il più esatto degli eruditi, il più minuzioso dei critici, e al tempo stesso un pensatore originale e uno scrittore ardito.»

Nel volume dei Bozzetti critici erano, fra altri scritti di minore importanza, ma tutti notevoli come esempi di prosa nuova, viva, efficace, le Polemiche sataniche, gli scritti sul Secondo centenario del Muratori e su Alcuni critici del Manzoni, Critica e Arte, e il discorso Del rinnovamento letterario in Italia, ch’era stato letto dall’autore per la inaugurazione degli studi nella Università il 16 novembre 1874.

Nei primi dieci anni del suo insegnamento il Carducci si era occupato quasi esclusivamente della parte antica della letteratura italiana, cioè delle origini, e del grande periodo classico. Quelli anni d’insegnamento si rispecchiano nel volume degli Studi letterari. Dopo il 1873 incominciò a fare più larga parte nelle sue lezioni alla letteratura moderna. Nei primi del 1874 fece per quattro giorni di seguito lezione sul Cinque Maggio, raffrontandolo coll’ode di Victor Hugo su Napoleone II; e il citato discorso d’inaugurazione all’Università del 16 novembre dell’anno stesso fu una mirabile introduzione agli studi di letteratura moderna, che appunto allora cominciò a trattare più di proposito con un corso sulle poesie del Parini.

La scolaresca, che, passati i primi anni, era venuta sempre lentamente crescendo, dopo la pubblicazione delle Nuove Poesie crebbe d’un tratto in modo straordinario, essendosi aggiunti ai veri e propri studenti i così detti uditori; ciò che al professore dava fastidio; nè egli lo nascondeva. Narra un suo scolare, ora divenutogli collega, che al cominciare dei corsi annuali, fra le altre sue avvertenze soleva esserci questa: «Che gli studenti non filologi e non studenti si compiacessero di non affollargli la scuola, perchè egli non era una prima donna o un tenore nè pensava a dilettare i curiosi. Il qual desiderio (prosegue il narratore), quantunque ripetuto e rincalzato spesso, non trovava esaudimento. Molti, troppi venivano: e in fondo, se anche taluni eran mossi da mera curiosità, rare volte curiosità fu più scusabile.»[44]

È giusto; ma è anche scusabile il Carducci se qualche volta gli scappò la pazienza. Non ci fu tra quelli uditori chi lo accusò pubblicamente di avere nelle sue lezioni infamato il Parini? Si ebbe perciò una lezione, che non so quanto gli profittasse, ma che probabilmente non dovè fargli molto piacere.

Mentre attendeva nella scuola alla illustrazione delle poesie del Parini, raccogliendo preziosi materiali pe’ suoi lavori critici intorno a questo poeta, non dimenticava il Carducci le Odi barbare. Nell’aprile del 1875 scrisse l’ode Fantasia, il cui primo titolo era Rimembranze antiche, nell’agosto dell’anno stesso Ruit hora, nel marzo del 1876 In una chiesa gotica, nel luglio la prima parte dell’ode Alle fonti del Clitumno, che finì e pubblicò nell’ottobre in un giornale bolognese La Vedetta (n. 3, 21 ottobre 1876). L’ode Nella Piazza di San Petronio (che da prima aveva un altro titolo, Natura, Arte, Storia), fu composta nel febbraio 1877; e fra il ’76 e la prima metà del ’77 tutte le altre che con quelle già indicate formarono il primo volume.

Ma questa nuova forma di poesia era ben lungi dall’avere assorbito interamente il poeta. Negli anni dal 1874 al 1877 compose le prime venti strofe della poesia Davanti San Guido, cominciò e condusse molto innanzi la Sacra di Enrico V e la romanza storica in ottonari Faida di Comune; cominciò pure la prima parte della Canzone di Legnano, che finì poi nel 1879; scrisse l’ode Alla Rima, i primi cinque capitoli dell’Intermezzo, ed altro. Ciò tutto dimostrava come il poeta delle Odi barbare non solo non avesse fatto divorzio, come alcuni parvero dubitare, dalla rima, ma avesse anzi seguitato a cercare anche fuori dei metri classici nuove forme alle sue concezioni. Faida di Comune, la Canzone di Legnano e l’Intermezzo non solo proseguono trionfalmente l’opera dell’autore delle Nuove poesie, ma portano in essa alcune note interamente nuove. La maggior parte di queste poesie furono compiute e pubblicate più tardi. Le Odi barbare videro la luce, come è noto, nel luglio 1877.

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Poco prima il poeta aveva corso un grave rischio, il rischio di entrare nel Parlamento italiano. Anzi i voti dei cittadini di Lugo ce lo avevano mandato; ma la fortuna questa volta gli fu propizia: mentre si faceva il sorteggio dei professori, ella, cavatasi la benda, adocchiò il nome di lui e lo trasse fuori, risparmiandogli di perdere il tempo e guastarsi il sangue in quella bolgia, dove per trovarsi ad agio bisogna essere almeno un po’ ciò che lui non è punto; un po’ intriganti, un po’ ipocriti, un po’ ciarlatani. Anche una certa dose d’ignoranza e di cretinismo non guasta: ma ciò che giova soprattutto e non avere convinzioni facendo mostra d’averne, e deporre sulla soglia ogni avanzo di rispetti umani e di scrupoli.

Per un momento il Carducci ebbe l’illusione ch’essere una particella della rappresentanza nazionale fosse pure onorevole cosa, e per la quale si potesse rendersi utile alla patria: onde alla lettera del Direttore del giornale Il Lavoro di Lugo, che offrivagli a nome delle sezioni riunite di quel collegio politico la candidatura alla Deputazione, rispose, dopo averci pensato un pezzo, il 19 ottobre 1876, così: