volate di San Giusto sopra i romani ruderi!
Salutate nel golfo Giustinopoli,
gemma de l’Istria, e il verde porto e il leon di Muggia;
salutate il divin riso de l’Adria
fin dove Pola i templi ostenta a Roma e a Cesare!
Poi presso l’urna ove ancor tra’ due popoli
Winckelmann guarda, araldo de l’arti e de la gloria,
in faccia a lo stranier, che armato accampasi
su ’l nostro suol, cantate: Italia, Italia, Italia!
L’ode Saluto italico, cui appartengono questi versi, composta, come fu detto, nel gennaio del 1879, fu pubblicata la prima volta nel n. 4 (21 aprile 1879) della Giovine Trieste, giornale irredentista rivoluzionario, che si stampava a Roma, con la falsa data di Trieste, e si diffondeva nelle terre irredente. L’autore tentò in quell’ode un nuovo metro barbaro, in risposta a Paulo Fambri, che col nome di Molosso aveva fatto nel Fanfulla una critica molto spropositata della metrica delle Odi barbare. L’ode comincia: