Il suo nome, il suo patriotismo, le sue poesie erano ben note agli italiani delle provincie irredente; onde egli ricevè là un’accoglienza entusiastica.
Il giornale L’Indipendente annunziava l’8 luglio il suo arrivo con queste parole: «Abbiamo da ieri fra noi l’illustre poeta Giosue Carducci, il quale, trovandosi a Venezia per ragione di studi, volle visitare anche la nostra città.» E due giorni dopo rendeva conto del banchetto col quale gl’italiani di Trieste celebrarono il lieto avvenimento.
«Ieri dopo pranzo, nella sala del Monte Verde, un’eletta di cittadini raccoglievasi a geniale banchetto, per festeggiare, auspice la Società di Minerva, Enotrio Romano.
»Erano là rappresentate tutte le classi della cittadinanza; il nostro piccolo ma laborioso mondo artistico, le migliori notabilità del fôro e della stampa, e le rappresentanze delle più cospicue associazioni liberali.
»Intorno a quel desco Enotrio Romano raccolse numerosi e cordiali saluti: — il saluto della giovine letteratura, ardente di nobile volere nel cammino segnato dai grandi, — il saluto della classe lavoratrice, in cui le febbri dell’avvenire si rattemprano fra il sudato fervore delle officine; — il saluto di quella Tergeste che lavora e spera, colla fiducia ch’è degli onesti e colla perseveranza ch’è dei forti.
»Enotrio Romano udì incrociarsi intorno a lui l’evviva cordiale alle patrie associazioni e al nome venerando di chi ne propugnò i diritti; — udì, intorno a lui, la parola di quella concordia, ch’è il vincolo più robusto e più bello tra le classi della nostra cittadinanza.
»E Giosue Carducci rispose con profonda commozione, con sentito affetto; — rispose parole che non possono uscire che dall’anima di un grande, che sente, che ama e che comprende.»
Alla sera due imbarcazioni di canottieri attendevano al molo San Carlo il poeta, per condurlo, in compagnia di alcuni dei partecipanti al banchetto, a fare una passeggiata in mare; la mattina di poi una ristretta brigata d’amici lo accompagnò a visitare la vicina Capodistria, dove si rinnovarono le cordiali accoglienze. Aveva deciso di partire la sera, ma, cedendo alle vive insistenze degli amici, rimise la partenza alla mattina dipoi. Quando partì, la stazione era affollata di cittadini d’ogni classe, recatisi a stringergli la mano. Egli era commosso. Le sue ultime parole nel congedarsi da loro, furono: A rivederci presto!
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I sentimenti e i pensieri che la visita a Trieste suscitò e lasciò vivi e incancellabili nel cuore e nella mente del Carducci sono adombrati nell’ode Saluto italico; ma proruppero poi veementi e feroci quattro anni appresso quando Guglielmo Oberdan, glorioso ma inutile martire, salì il patibolo. Victor Hugo e Francesco Carrara avevano chiesto all’Imperatore la grazia del condannato. Victor Hugo gli aveva detto: Siate grande; il Carrara: Siate magnanimo. Il Carducci scrisse: