Il Fanfulla della Domenica mi conduce a dire qualche parola degli altri giornali letterarii sbocciati a Roma intorno a quel tempo, delle relazioni che ebbe con essi, con uno specialmente di essi, il Carducci, e delle gite di lui a Roma.
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Mario Menghini errò affermando che il Carducci visitò Roma la prima volta nell’estate del 1872.[51] Forse, per una facile confusione di ricordi, scambiò il 1872 col 1874. Ma quella del 1874 fu una visita per modo di dire, poichè, non potendo trattenersi che poche ore, il Carducci vide soltanto il Pantheon, il Colosseo e le Terme di Caracalla. Così mi disse egli stesso; ed aggiunse: «San Pietro lo lasciai al Papa.» La vista di quei monumenti, per quanto fugace, dovè certo fargli grande impressione; ma l’impressione non si tradusse per allora in fantasmi poetici bisognosi di fissarsi immediatamente nella strofe e nel verso.
Rivide poi la città tre anni dopo, nel marzo del 1877; e quella fu la vera prima sua visita a Roma. Egli la vide allora a suo agio, in compagnia di un amico, che la conosceva a palmo a palmo, Domenico Gnoli; e la vista gli suscitò tale un tumulto di sentimenti e d’idee, che tornato a Bologna scrisse nell’aprile le due odi barbare, Nell’annuale della fondazione di Roma, e Dinanzi alle Terme di Caracalla.
Salve Dea Roma! Chinato a i ruderi
del Fôro, io seguo con dolci lacrime
e adoro i tuoi santi vestigi,
patria, diva, santa genitrice.
Visitando i gloriosi avanzi della città immortale, in compagnia dell’amico, vedeva in ogni sasso in ogni rudere rivivere dinanzi agli occhi suoi un pezzo della storia di quel gran popolo che gli aveva acceso nella fantasia, fin da ragazzo, quelli che rimasero poi sempre i più alti ideali della sua vita.
Molti poeti, specialmente stranieri, hanno sentito la poesia di Roma antica; nessuno, credo, l’ha sentita ed espressa così profondamente, così altamente come il Carducci, perchè nessuno ebbe alto come lui il concetto della città fatale, nessuno ebbe, come lui, pieno il cuore e la mente della grandezza e della gloria di lei, nessuno credè, come lui, che, tornata ad essere la capitale d’Italia, ella dovesse colla sola virtù del suo nome e delle sue memorie fare assurgere la patria alla dignità dei suoi antichi destini.