Ma finalmente nel 1880, a quarantatrè anni, finita l’educazione dell’ultimo suo alunno, il Principe di Caramanico, un giovane che fa onore al maestro, bisognò prendere una risoluzione; ed egli la prese, ed eroica: si ammogliò il 27 ottobre a Firenze, e ai primi di novembre mise casa a Roma, deliberato di vivere del suo lavoro di scrittore, che cominciava, si può dire, allora. Chi lo spinse alla risoluzione eroica fu il Martini, offrendogli una larga collaborazione nel Fanfulla della Domenica. Il Martini aveva conosciuto il Nencioni fino dalla primissima gioventù (da ragazzi erano stati a scuola insieme), gli era sempre rimasto amico, ed apprezzando giustamente l’ingegno e la cultura di lui, aveva subito capito che sarebbe stato un collaboratore prezioso pel suo giornale; nè s’ingannò. Il Nencioni fu uno degli scrittori più assidui del Fanfulla della Domenica; scrisse poi anche in altri giornali e nella Nuova Antologia; e i suoi scritti piacquero molto, e lo fecero ben presto conoscere.

Prese casa in Via Goito; si sentiva beato di stare a Roma, dove vedeva quasi ogni giorno il Martini, e, tutte le volte che vi capitava, il Carducci; e dove fece in breve molte conoscenze, quelle del D’Annunzio e del Sommaruga, fra le altre.

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Chi era e che cosa voleva a Roma Angelo Sommaruga? Lasciamolo dire a Gandolin, che lo conobbe bene, e che era in grado di giudicarlo. «Correva, scrive Gandolin, il fortunato e singolare periodo dell’Abruzzo nell’arte: Michetti, Barbella, Tosti, D’Annunzio; la pittura, la scultura, la musica, la poesia. Quest’Abruzzo aveva allora il suo cenacolo naturale in quella brutta e simpatica sala del Capitan Fracassa, che al pubblico era nota, o piuttosto ignota, sotto questa pomposa denominazione: i saloni gialli.» Quei saloni gialli, che poi erano una sala soltanto, di pochi metri quadrati, «raccoglievano spesso le più note celebrità contemporanee.... Giovanni Prati, Pietro Cossa, Paolo Ferrari, Giosue Carducci, Olindo Guerrini, Enrico Panzacchi, Francesco De Renzis, Ferdinando Martini, Anton Giulio Barrili, Aurelio Costanzo, Mario Rapisardi, Leone Fortis, Matilde Serao, Gerolamo Rovetta, Gabriele D’Annunzio.... e una schiera infinita d’artisti, dal Barabino al Ximenes, dal Gayarre al Maurel.... tutti sono passati per i saloni gialli.

»Certo furono gl’invidiati saloni gialli che consigliarono il Sommaruga a istituire qualche cosa di analogo. Una mattina, mentre stavo, solo, a quella scrivania che rappresentava l’autorità del Direttore, e che poi era di tutti, vidi entrare, lungo, spettrale, con quel sorriso strano che metteva in mostra i denti superiori assai sporgenti, Angelo Sommaruga, che, con l’ombrello in mano e il cappello in testa, si buttò a sedere sopra una poltroncina molto bassa; occupando così, con la gettata delle gambe, e la proiezione dei piedoni enormi, quasi tre quarti dell’uffizio. Egli cominciò a parlarmi, con quel suo gergo italo-meneghino, di un certo suo progetto di fondare una casa editrice, con la base di un gran giornale letterario, e a proporre delle combinazioni — scambio d’articoli, premi agli associati, réclame comune, e via dicendo — col Capitan Fracassa.

»Quel progetto del quale mi parlava assai vagamente era invece maturo. Il Sommaruga si impadronì dell’Abruzzo, e prese in affitto, al cantone di Via Due Macelli, quel mezzanino che doveva diventare la famosa redazione della Cronaca bizantina. L’Abruzzo popolò di distici e di pupazzi le pareti: il Tosti andò a canticchiarvi sul pianoforte le sue canzoncine montanare, e finalmente il Sommaruga potè vantarsi di avere i suoi saloni gialli, giocondati dalla presenza giunonica di Adele Mai, la stupenda mima che doveva essere (perdono, o signora!) la Vittoria Colonna di quella corte letteraria.»[52]

Non so se i saloni gialli della Bizantina surrogassero in tutto e per tutto quelli del Capitan Fracassa; so che nella Corte letteraria giocondata dalla presenza giunonica della Mai, primeggiavano il D’Annunzio, lo Scarfoglio, Giulio Salvadori, Cesario Testa (Papiliunculus); e so che quando trovavasi a Roma, vi era assiduo il Carducci, il quale aveva fatto soltanto qualche rara apparizione al Capitan Fracassa. Quando egli capitava alla Bizantina, tutti gli Dei minori della Corte sommarughiana gli si stringevano intorno rendendogli omaggio come a sovrano.

Anche il Nencioni bazzicò, credo, gli uffici della Cronaca bizantina; ma, come il Carducci, non vide nulla, non capì nulla del lavorio tenebroso che là si faceva dalla gente che voleva riuscire a qualunque costo, con qualunque mezzo.

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Il Sommaruga, prima di venire a Roma a tentare l’attuazione dei suoi progetti, aveva stimato opportuno assicurarsi la cooperazione del Carducci. Era per questo effetto andato a Bologna, e presentatosi al poeta, gli aveva parlato della fondazione della Cronaca bizantina e chiestogli per essa articoli e poesie con profferta di larghi compensi. Il Carducci, sempre disposto ad aiutare l’operosità coraggiosa e le ardite iniziative, aveva accettato l’offerta e promessa l’opera sua.