Indi a poco l’editore e il poeta rivedutisi a Roma confermarono il patto stretto a Bologna. E il 15 giugno del 1881 uscì il primo fascicolo della Cronaca bizantina, portante per motto nella testata due versi del Carducci (Impronta Italia domandava Roma — Bisanzio essi le han dato), ed avente inquadrata nella prima pagina l’ode barbara, Ragioni metriche. Il giornale era di gran formato, a quattro colonne, in rosso e in nero, con grandi fregi e molta pretensione di eleganza tipografica. Aveva fra i collaboratori, oltre gli Dei della Corte sommarughiana, il Guerrini, il Panzacchi, il Cesareo, il Pascarella, il Fontana, il Mantovani, il Pascoli, il Guarnerio, il Nencioni, il Mazzoni, il Fleres ed altri.

Il Carducci diede alla Bizantina nei primi diciotto mesi (giugno 1881-dicembre 1882) non meno di dodici poesie e quindici scritti in prosa; nei due anni successivi (1883-84) cinque poesie e sei articoli; e diede all’impresa editoriale i tre volumi di Confessioni e Battaglie, un volume di Conversazioni critiche, e gli opuscoli Eterno femminino regale, e Ça ira (i famosi sonetti, ch’ebbero dal Sommaruga non meno di sei edizioni).

In capo a due o tre anni la Cronaca bizantina aveva raggiunto una tiratura di dodicimila copie; così almeno dicevano gli annunzi sommarughiani; e il Sommaruga aveva inondato il mercato librario di una quantità di libri di sua edizione, alcuni dei quali avevano avuto una fortuna straordinaria. Tutto dunque pareva procedere a vele gonfie. Ma chi troppo tira, la corda si strappa.

Cinque mesi prima che il Sommaruga lanciasse la Cronaca bizantina il Martini aveva abbandonato il Fanfulla della Domenica, e fondato la Domenica letteraria, portando con sè il meglio dei suoi vecchi collaboratori, alcuno dei quali, fra gli altri il Nencioni, pur seguendolo rimase anche al Fanfulla. Questo fu il segnale della dispersione delle forze, e il principio della fine dei giornali domenicali. Nell’agosto del 1883 il Martini lasciò anche la Domenica letteraria, la quale, passata nelle mani del Sommaruga, andò a poco a poco perdendo terreno, benchè il Carducci vi seguitasse a scrivere per tutto il 1883, e le desse anche un paio di articoli nell’84.

Quando io nel novembre 1884 venni a stabilirmi a Roma, il Sommaruga offrì a me, per mezzo del Carducci, la direzione di quel giornale con un largo compenso; ma io rifiutai. Accettai invece di dirigere la Domenica del Fracassa, che i proprietari del Fracassa quotidiano avevano stabilito di fondare, per far concorrenza agli altri giornali domenicali. Ma perchè la concorrenza avesse probabilità di riuscire vittoriosa, ci volevano quattrini; e questi non c’erano.

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Intanto il Sommaruga «per l’avidità di un guadagno momentaneo, scrive Gandolin, e la smania morbosa di réclame, si lasciò prendere in quell’ingranaggio di odio e di scandali che furono le Forche caudine dello Sbarbaro; e fu quello il segnale della decadenza, sebbene avesse tentato di puntellare le sue imprese mediante un giornale quotidiano, organizzato con una certa serietà d’intenti e di propositi, Il Nabab[53]

Passarono pochi mesi, e la Cronaca bizantina (n. 5, 1º marzo 1885) annunziò qualmente Angelo Sommaruga «dopo aver passato in gaia comitiva l’ultima notte di carnevale al veglione del Costanzi divertendosi.... non pria adagiato fra le morbide coltri, odorate di soavi ciprigne fragranze, si vedesse apparire innanzi, col mandato di arrestarlo, un esercito d’alti e bassi agenti di polizia.» Soggiungeva la Cronaca che l’accusa sotto la quale il Sommaruga veniva arrestato era di tentativo di ricatti; ma i lettori stessero pur tranquilli, che Angiolino sarebbe uscito ben presto dalla durissima prova deterso da ogni macchia. Invece, finito il processo, il Sommaruga, per quanto deterso, stimò prudente di andare a prendere una boccata d’aria in America.

«Quando egli lasciò l’Italia, scrive Gandolin, non pochi dissero: — Vedrete che laggiù lavorerà sul serio, e farà fortuna. Dopo tutto è un gran lavoratore, e avrà potuto adesso convincersi che il più fruttifero dei lavori è sempre il lavoro onesto.» Ma Gandolin, che non era di questa opinione, soggiunge: «Che!... il pero farà sempre delle pere: e non succederà mai che un fico faccia delle albicocche. — Andato in America, Angiolino fece il Sommaruga.»[54]

Inutile dire che il Carducci nella sua grande e ingenua bontà, non sospettò mai che la Cronaca bizantina «servisse di coperchio, come dice Gandolin, ai non delicati maneggi del Sommaruga»; inutile dire che disapprovò altamente e francamente il Sommaruga dell’avere accettato la compagnia dello Sbarbaro per la pubblicazione delle Forche caudine; e che fu ben lontano dall’approvare tutta la letteratura di che l’Abruzzo forte e gentile infiorò la Cronaca bizantina e le altre pubblicazioni sommarughiane. Ma, anche condannando il Sommaruga là dove non poteva scusarlo, il Carducci non gli fu mai giudice molto severo.