Verso le sei andava a pranzo; ed era tutto lieto quando ci aveva qualche amico, al quale fare assaggiare una delle sue bottiglie prelibate. Ne aveva la cantina ben fornita, e se ne compiaceva. Dopo quello dei libri, era l’unico lusso che si permettesse, e che non gli costava gran che, perchè durò degli anni a farsi da sè il vino in casa, e molte di quelle bottiglie gli erano regalate. Dopo pranzo, verso le 8, usciva a prendere il caffè e una boccata d’aria. Fra il 1876 e il 1880 soleva andare al Caffè de’ Grigioni, dove per lo più incontrava Ugo Brilli e Severino Ferrari, due degli scolari suoi ai quali era più affezionato, e che gli erano affezionatissimi; tal volta, ma raramente, qualche collega. Preso il caffè e fatte due chiacchiere, usciva di nuovo a passeggiare; e la passeggiata aveva sempre per mèta ultima la bottiglieria Rovinazzi, o Cillario, o qualche piccola osteria fuori di porta.
Qui, bevendo, i convenuti facevano spesso un po’ di lettura; per lo più si leggeva un classico italiano, talora anche latino; e si parlava d’arte e di letteratura; raramente di politica. La politica turbava quasi sempre la serenità del Carducci, e finiva col farlo inquietare. A queste riunioni, che solevano durare un paio d’ore e più, capitavano spesso altri amici e conoscenti: ricordo alcuni di quelli che ci ho veduti io stesso quando ero a Bologna: l’avvocato Antonio Resta, l’avvocato Barbanti, Luigi Lodi, Gino Rocchi. Qualche sera che il professore, come lo chiamavano, era più di buon umore del solito, divertivasi a scherzare satireggiando contro i letterati più o meno famosi che non gli andavano a genio, o che gli avevano dato qualche fastidio; e gli altri, specialmente il Brilli e il Ferrari, gli tenevano bordone.
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Il Ferrari aveva dato al Brilli il soprannome di Mago, celebrando le gesta di lui in un poema, che non finiva mai, e che credo non sia stato nè sarà mai finito. D’allora in poi il Carducci chiamò sempre il Brilli col nome di Mago, o Maghetto; e questo nome dava spesso occasione ai suoi scherzi.
Una sera d’ottobre del 1879 la solita piccola comitiva trovavasi alla solita ora alla bottiglieria Rovinazzi; e il Brilli, o avesse appetito, o non gli piacesse risciacquarsi lo stomaco col solo vino, chiese qualche cosa da mangiare, e gli portarono dei biscottini. Il Carducci, ridendo e ammirando l’appetito del Brilli, chiese un pezzo di carta e una penna e scrisse:
IL PASTO DEL MAGO.
Il mago ha vinto. Del.... la pancia
Ei diguazzando ha trapassato già,
Poi disdegnoso gitta via la lancia,
Si tura il naso, e brontola — Puah! —