Certo il Carducci sarebbe stato un ottimo Ispettore degli studi classici, e l’opera sua, se avesse potuto spiegarsi libera e piena nel Ministero della istruzione, avrebbe potuto recare non poco giovamento alle nostre scuole; ma probabilmente il Martini parlò della sua idea col Ministro, ch’era allora il Coppino, e pensarono che togliere il Carducci all’insegnamento superiore e ai suoi studi sarebbe stato un danno per nessuna guisa riparabile; o forse bastò il rifiuto del Carducci a fare che l’idea non avesse seguito.
Il Martini era ed è uno dei pochi uomini politici aventi conoscenze esatte e idee sane intorno ai bisogni della istruzione. Se allora dimise il pensiero di un Ispettore degli studi classici, non modificò le sue convinzioni circa la necessità di un simile ufficio nel Ministero; e tornato dopo otto anni alla Minerva in qualità di Ministro, istituì l’Ispettorato Generale. Peccato che un uomo di così fine penetrazione come lui, il quale doveva pur conoscere i suoi polli, cioè i suoi possibili successori, non pensasse che fra questi ce ne poteva essere uno che in fatto d’Ispettorato fosse nichilista.
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Cominciando da quell’anno 1884, il Carducci andò a passare i mesi dell’estate sulle Alpi. Il 27 luglio mandandomi da Courmayeur l’ode Scoglio di Quarto, mi scriveva: «Come ricordo del mio anniversario, ti mando quest’ode, pensata, o, meglio, sentita a Genova, su ’l luogo, scritta qui tra boschi d’abeti su la Dora. Non mai come in questi giorni ho intesi i versi d’Orazio:
.... quae Tibur aquae fertile praefluunt,
Et spissae nemorum comae,
Fingent aeolio carmine nobilem.
Ma la mia solitudine è grandiosa più di quella d’Orazio, l’Alpi e la Dora.» Soggiungeva che sarebbe rimasto a Courmayeur fino alla fine d’agosto; che aveva intenzione di comporre tre altre odi; che ai primi di settembre sarebbe tornato a Bologna, dove si dovevano fare le nozze della sua seconda figliuola, la Lauretta.
Le nozze ebbero luogo invece tre anni più tardi, il 20 settembre 1887, e la Lauretta con lo sposo rimase poi sempre in Bologna, vicino ai genitori.
Nell’ottobre ci rivedemmo a Roma, dove io era stato trasferito come Preside di Liceo, e dove egli veniva di frequente, come ho già detto, per le adunanze del Consiglio Superiore e per altri incarichi ufficiali.