— Ah! Fauno m’inspira, gridò, il cornuto marito della castissima dea. Chiama qui le tue ancelle, e dì loro che mi rechino le tue vesti più candide e più pompose.......
— E a che?
— Vo’ travestirmi qui in costume muliebre. Vo’ vedere se in beltà anche una donna possa venire a gara con me.
Clodia crollò la testa, sorrise, e:
— Se questo gioco, disse, può valere a placarti l’ira, io farò in modo che Paride abbia a gettarti il pomo nel confronto di Venere stessa.
E uscì; e poco dopo rientrò colle ancelle portanti lini e bissi e pallii e pepli e corone e cingoli e zone e vitte e rose di Persia e viole del lido argolico.
Adocchiati quegli addobbi, Clodio s’alzò, e gridando: — Fate presto — si sfilò per la testa la toga, e apparve ignudo come Alcibiade, scoperto da Socrate nel gineceo.
E la Quadrantaria s’affrettò ad indossargli la stola di bianchissimo bisso, il quale per le donne allora era in uso più del purpureo; e gli sovrappose una cerulea stola, e gli cinse strettamente i fianchi con una zona di lamina d’oro; e la testa gl’incoronò di asiatiche rose.
— Ammirate, o ancelle, esclamò allora; qual mai donzella si vide più avvenente di costei?
— E or s’appresti in sull’istante il mio cocchio dorato, disse Clodio.