— Non li ho meco.
— Valli a prendere sull’istante.
— Se Crasso ti fa garanzia, vado.
Cesare chiamò Crasso. Questi, sentito il fatto:
— Va, gli disse, e presto. Rispondo io. Va.
Assio partì.
Continuava a rumoreggiare il gigantesco pronao. La varia folla, dove tutte le classi si mescevano, era fondo cupamente agitato, quasi fosse onda acherontea, sul quale staccavano a grande rilievo gli antichi illustri scellerati.
XVIII. CLODIO.
Chi s’addentrò nella storia romana con istudio più che mediocre, e, com’è naturale, per l’invito del soggetto stragrande, s’intrattenne più a lungo coi personaggi onde gli ultimi cento anni della repubblica sono in vario modo famosissimi, avrà dovuto pensare che Clodio non ha nulla di comune cogli altri celebri, e nello stesso tempo farsi la quistione del perchè, senza nessuna precedenza di guerra, di conquiste, di gloria, senza nessun prestigio eccezionale di quella eloquenza colla quale si esaltano ad ingiuste predilezioni le facili plebi, colui abbia potuto diventare così invadente, tremendo, invincibile, pur nel fitto di tante strenue figure, e tra quei colossi di Cesare e Pompeo. Ma, ad una malvagità che passava la misura, ad un temperamento di belva indomabile, congiungeva una forza di volontà tale che non lo faceva mai dubitante in faccia a qualunque ostacolo. Doni naturali e fortune spontanee aveva avuto nella beltà fisica e nella ricchezza; ma questi doni divideva con altri molti; e se la ricchezza gli aveva giovato per tenere una schiera numerosissima di schiavi e gladiatori, della bellezza non aveva saputo far uso se non se per rendersi odiosissimo alle donne, che egli disprezzava e insultava appena che, attirate dalle fallaci apparenze, gli si abbandonavano inconscie.
Codesto fenomeno umano di Roma antica lo si spiega adunque col solo fatto della forza della volontà. E codesta forza a Clodio derivava dalla efferatezza e dal men che mediocre ingegno, che gl’impediva di vedere i pericoli; il che spiega altresì come Cesare, l’idolatrato, palpasse la groppa di quel cavallo selvaggio. Ma se si spiega la cagione della deferenza di Cesare, non si può scusare l’uomo che palpa adulatore e mendace, potendo flagellare a sangue e punire. Se non che, Cesare intendeva valersi di Clodio in quella guisa onde l’indiano sguinzaglia il leopardo a cacciare le antilopi. Viltà però era questa, della quale nessun panegirista saprebbe salvarlo, e che mostra davvero come nessuna faccia dell’umano poliedro mancasse a Cesare, nemmeno la viltà, e come tutte le sue doti incomparabili e pressochè sovrumane, egli governasse con una prudenza longanime e fredda, che pareva scaglia di serpente attorta ai generosi fianchi del leone.