— Ma Clodio è anche odiato, continuava ad alta voce il tribuno Caleno, nè saprei se in Roma, in suo cospetto, sia prevalente l’odio o l’amore; onde, o padri, non essendovi partito soverchiante, ma sembrando invece troppo eguale la violenza delle forze in conflitto, la zuffa sarà lunga, sanguinosa, orrenda, esiziale a Roma. Padri coscritti, per l’amore sacro che voi portate a questa patria, io vi supplico: scancellate il decreto.

Per verità che queste brevi parole del tribuno Caleno furono sapientemente astute; non potevasi trovar ragione più forte e più santa per respingere qualunque obiezione; ma il Senato sapeva che Caleno era grande sostenitore della fazione Clodiana. Però il seniore Marco Scauro si alzò di nuovo, e:

— Metto ai voti la proposta Caleno. Chi l’accetta si alzi; chi la respinge rimanga seduto.

— Propongo invece, disse alto un altro senatore, che i voti siano segreti. Così nessuno avrà taccia d’essere stato intimidito o consigliato da fini obliqui.

Intanto che stavasi apprestando la votazione segreta, il console Pisone ascese la gradinata dei senatori, e passò di fila in fila, parlando con gran calore a ciascuno di essi. Ei li andava sconsigliando dal mantenere il primo decreto, come racconta Cicerone nella sua epistola ad Attico. E in questo punto istesso Cesare si alzò, recossi vicino a Clodio, che in piedi e fremente guatava intorno intorno i congregati nel tempio, e:

— Ascolta un mio consiglio, gli disse.

— Quale?

— Tu fremi; ma ora convien smettere l’ira. Percorri tu pure quelle file, e umilmente raccomandati a ciascun senatore.

— Io?

— Tu — se non sei ascoltato, guai! — la rogazione ti è fatale. Il terribile Clodio che per un istante si umilia, protestando pur sempre la propria innocenza, li piegherà tutti al più mite consiglio.