Clodio guardò Cesare a lungo, e la fierezza gli perdurava nel marmoreo volto, e, sebbene di dentro fosse tutto sgomentato, le linee e i piani di quello eran fatti così stabili all’espressione dell’ira, che questa appariva pur sempre, anche allorquando nell’animo stava il timore. Il quinquennio nel carcere Mamertino, e l’esiglio perpetuo, anche per riguardo a’ suoi pazzi disegni di conquiste, di gloria, d’impero, gli davan troppo a pensare perchè non ascoltasse il consiglio di Cesare, quantunque indicibilmente gli ripugnasse — e s’avviò, e ascese le gradinate, e, come racconta ancora Cicerone, in modo umile e sottomesso, si gettò, con grande meraviglia di tutti, ai piedi di ciascun senatore.
Cesare non avrebbe mai fatto questo, in qualunque orrenda circostanza si fosse trovato; ma l’animo suo non era putrido della malvagità di Clodio; e se, qual mezzo indispensabile, poteva usufruttare la viltà segreta, il fortissimo intelletto gli sconsigliava la viltà palese, e l’alta ambizione gli avrebbe fatto preferire la morte più dolorosa al vergognoso atto di piegar le ginocchia davanti a dei mortali. E intanto gioiva nel veder Clodio umiliato a quel modo; e pensava che, siccome la verga ardente dell’Indo ammansa anche il tigre, così, dopo quel fatto, Clodio sarebbe divenuto strumento assai più duttile nelle mani di chi avrebbe voluto farne uso.
Intanto che i senatori discendevano nel mezzo del tempio a deporre le palle nella divisa urna, Cesare, per involarsi al tedio di quella sfilata di laticlavj che, essendo più di quattrocento, doveva consumare assai tempo, pensò di ascendere a fare una visita gentile alle donne, matrone e fanciulle patrizie, che sedevano nello scompartimento del podium a loro assegnato, e che le divideva dalle vestali. Uscì dunque dal tempio, perchè l’accesso a quel luogo era esterno, e salì.
Che i senatori e i cavalieri si recassero a visitar le donne colà nei giorni d’assemblea, non era vietato; questo tuttavia non soleva avvenire quasi mai, o ben di rado; onde l’apparizione di Cesare provocò in quasi tutte una sensazione di meraviglia, e, in talune anche, di vivissimo piacere.
Egli s’intrattenne innanzi a ciascuna, dicendo parole eleganti e lusinghiere. Quando venne a Terenzia:
— E dunque, le disse, pare a te, o la più avventurata tra le consorti, chè è una gloria appartenere a Cicerone, pare a te Clodio uscirà assolto da questa votazione, e la sua innocenza sarà vivamente rischiarata dal sole di Roma?
— Se il sole di Roma rischiarerà le menti di coloro che laggiù stanno ora votando, mi confido che l’empio misfatto sarà punito come la legge impone.
— Male pensi, o Terenzia; gli occhi tuoi, la notte dei riti, erano fatti torbidi e falsoveggenti dal consacrato lieo. Però nella sorella di Clodio vedesti il fratello che abborri. Io so tutto.
— Quadrantaria?
— Sì, Quadrantaria — che voi tutte spose e matrone e viragini, insigni di virtù e di quella castità onde la Diana Efesia provoca i dispetti di Febo, respingeste dalle vostre adunanze.