— Bada, gridava un altro, ch’io narrerò a Catone i tuoi notturni colloquj con Servilia; pagami, o io pagherò i vafri più feroci di Roma perchè accompagnino con sibili quella donna tua, quando si mostrasse in pubblico. Paga, o Cesare. Tu volevi partire e lasciarci tutti scornati.
Cesare discese da cavallo, e stato calmo un istante, e, come raccogliendo le sue forze, perchè voleva esser certissimo dell’effetto, si concentrò in sè, e d’improvviso lasciò andare un colpo di mano sulla guancia di Assio, un così poderoso colpo, che colui cadde intronato su quelli che gli stavan dietro; poi, preparandosi al peggio, trasse dal cinto della tunica la consueta sua elegante balena, armata di plumbee palle dorate, e a quegli che aveva dette parole ingiuriose a Servilia, e accorreva in aiuto di Assio centurione, l’appoggiò sì risolutamente tra il naso e il labbro, che il dolore acutissimo impedì a colui di vedere e di sentire il sangue che gli scorreva sul sajo. E intanto la plebaglia, che là s’era addensata da qualche tempo, applaudiva battendo palma a palma, e gridava:
— Viva Cesare, viva il divino Cesare.
Sebbene alquanto placati, e dal risoluto contegno di Cesare, e dagli evviva urlati dalla canaglia, pure i creditori non si mossero; s’atteggiarono anzi come se risoluti di non lasciar più quel posto.
— Se questa canaglia, diceva un di loro, dovesse aver danaro da te, udresti, o Cesare, se allora ti acclamerebbe.
— Divino ti chiamano, diceva un altro sghignazzando con disprezzo ostentato, così fosse! che Venere almeno, la tua grand’ava, ti pagherebbe i debiti.
— Silenzio v’intimo, gridò allora Cesare, entrate tutti e attendetemi nel cavedio. Oggi sarete pagati.
Entrò anch’esso, e per alcuni istanti si sentì umiliato, percosso, disfatto.
— Più nulla dunque io sono, egli dicea fra sè, un gruppo di vilissimi creditori può abbattere un Dio: e venti carri pieni d’oro accompagnarono Pompeo nel suo viaggio trionfale!
E stette pensando e ripensando al modo di poter avere, in quel giorno, venti milioni, almeno, di sesterzj grossi. E statuì di raccomandarsi a Crasso.