— Ben parli, ripeto. Ma quanto dici non sta nel possibile. Crasso è mio nemico antico e implacabile.
— A Crasso provvedo io. Accetti dunque tu?
Pompeo stette pensoso un istante, poi:
— Se Crasso accetta, disse, io accetto.
E Cesare, strano a dirsi, alla risposta di Pompeo, si fece per poco meditabondo anch’esso.
Davvero che quelle due grandi figure di Roma antica, che poi dovevano disputarsi il dominio del mondo, in quel momento meritavano di essere plasticamente ritratte. Come erano dissomiglianti l’uno dall’altro! Pompeo aveva grossa testa, con capelli fittissimi che scendevano fino al sopracciglio, occhio ampio e bello; ma tutta la sua bellezza consisteva nelle linee della cassa, e svaniva alla pupilla, nera e profonda, ma senza mobilità, nè espressione. Ampie spalle mostrava, ed ampio petto. Era davvero il tipo completo della razza romana.
Cesare, già lo abbiamo descritto e con precisione quasi anatomica, pure, esaminandolo in confronto di Pompeo, aggiungiamo che nulla affatto c’era in lui di romano; anzi pareva si dilungasse da Roma e dal suo tempo. L’eleganza della sua figura e della sua veste, pareva arieggiasse la leggiadria dei costumi futuri. Era insomma un uomo moderno. L’architettura ossea della sua testa era grande certo più di quella di Pompeo, ma non appariva, perchè ancora in quell’età, una indescrivibile grazia, in parte naturale, in parte voluta, ne smorzava le linee, e lor toglieva tutto quello che ci poteva essere di profondamente antico. Del resto, non è vero che interceda tanta somiglianza tra Cesare e Napoleone. Il primo era alto di statura, aveva bel collo, uscente libero dalle spalle, aveva occhi neri e vivacissimi, che talora inutile rendevano la parola. Gli occhi di Napoleone eran gialli e felini, che facevano abbassar quelli di chi lo guardava, e non avevano altra espressione che la terribilità di una volontà implacabile. Non si parli più dunque di somiglianza tra il più grand’uomo di Roma antica e il più gran capitano dei tempi moderni.
Meditato alquanto, Cesare si alzò; si alzò Pompeo, e si strinsero la mano. In quel momento parevano davvero amicissimi. Solo in fondo alla mente di Cesare sorgeva già il germe di un obliquo disegno.
— Non è da indugiarsi, soggiunse poi. Io volo a Crasso.
Pompeo, zoppicando, chè da anni aveva una piaga nella gamba destra, onde le fasciava ambedue con nastri bianchi, accompagnò Cesare fino al cavedio.