Tale è, a mio giudizio, il modo in cui si deve procedere per sapere se un’opera che è creduta opera d’arte è veramente un’opera d’arte oppure ne è la semplice contraffazione; e per sapere in seguito se un’opera d’arte vera è buona o cattiva, quanto al suo contenuto, cioè merita d’essere incoraggiata, o non merita che d’essere disprezzata. Ed è solo procedendo così che avremo la possibilità di discernere, per entro la massa delle pretese opere d’arte del nostro tempo, le poche opere che costituiscono realmente per l’anima un alimento reale, importante, necessario, mentre tutto il resto non è che arte inutile o nociva, o anche una semplice contraffazione dell’arte. È solo procedendo così che saremo in grado di evitare le conseguenze perniciose dell’arte cattiva, e di godere di quegli effetti benefici, indispensabili per la nostra vita spirituale, che risultano dall’arte vera e buona e che costituiscono il suo fine.
Capitolo XVI. Le conseguenze del cattivo funzionamento dell’arte.
L’arte è uno dei due organi del progresso umano. Per mezzo della parola l’uomo scambia il suo pensiero, per mezzo dell’arte scambia i suoi sentimenti con tutti gli uomini non solo del suo tempo, ma pure delle generazioni passate e future. Ed è nella natura dell’uomo di servirsi di questi due organi, talchè il pervertimento dell’uno dei due non può mancare di recar con sè delle conseguenze funeste per la società in cui avviene.
Le conseguenze di questo pervertimento possono essere di due sorta: cioè dapprima l’incapacità della società a compiere gli atti che si dovevano compiere per mezzo dell’organo pervertito; secondo, un cattivo funzionamento dell’organo pervertito. Ora entrambe queste conseguenze si sono prodotte nella nostra società. Essendo pervertito l’organo dell’arte, la società delle classi superiori fu privata di tutte le operazioni che quest’organo doveva compiere. Diffondendosi tra di noi in proporzioni enormi delle contraffazioni dell’arte destinate unicamente a divertire e a distrarre gli uomini, e insieme con esse, delle opere più artistiche, ma di un’arte particolare, esclusiva, inutile o nociva, — esse hanno atrofizzato o snaturato nella maggior parte degli uomini della nostra società la facoltà di sentire il contagio delle vere opere d’arte; e per conseguenza la nostra società s’è trovata impedita di provare quei sentimenti superiori, verso i quali sempre tendeva l’umanità, e che sola l’arte poteva trasmettere agli uomini.
Tutto ciò che s’è fatto di buono nell’arte, tutto ciò resta estraneo a una società privata del mezzo di essere commossa dall’arte; e in luogo di ciò questa società ammira delle contraffazioni menzognere, oppure un’arte inutile e vana, che essa si compiace di credere molto importante. Gli uomini del nostro tempo e della nostra società ammirano nella poesia i Baudelaire, i Verlaine, i Moréas, gli Ibsen e i Maeterlinck; nella pittura i Manet, i Monet, i Puvis de Chavannes, i Burne-Jones, i Boecklin e gli Stück; nella musica i Wagner, i Liszt e i Riccardo Strauss; ma l’arte vera, non dico la più elevata, ma persino la più semplice, essi sono assolutamente incapaci di capirla.
E ne risulta che nelle nostre classi superiori, private così della facoltà di subire il contagio delle opere d’arte, gli uomini crescono, sono allevati e vivono senza subire l’azione dell’arte atta a raddolcire e migliorare; e da ciò viene quest’altro risultato fatale che non solo essi non si avviano verso il bene e verso la perfezione, ma al contrario, con tutto lo sviluppo della loro pretesa civiltà, diventano sempre più selvaggi, più grossolani e più induriti di cuore.
Tale è la conseguenza del mancare nella nostra società quella funzione che deve esser compiuta dall’arte, come organo indispensabile. Ma le conseguenze che derivano dal cattivo funzionare di quest’organo sono ancora più funeste; e sono molte.
La prima di codeste conseguenze salta agli occhi. È l’enorme consumo di lavoro umano per opere non solo inutili, ma spesso anche dannose, un consumo di lavoro e di vite senza alcun vantaggio che lo compensi. Si freme al pensiero di tutte le fatiche e di tutte le privazioni che sopportano milioni d’uomini al solo scopo di stampare per dodici e anche quattordici ore al giorno dei libri così detti artistici, che non servono ad altro che a diffondere la depravazione tra gli uomini, o ancora allo scopo di diffondere codesta depravazione per mezzo dei teatri, dei concerti, delle esposizioni. Ma ciò che è ancora più spaventevole è di pensare che dei bambini belli, pieni di vita, dotati per il bene, sono sacrificati all’uscir dalla culla gli uni a sonare delle scale per sei, otto, dieci ore al giorno, gli altri a ballare in punta di piedi, altri a solfeggiare, altri a disegnare sull’antico, sul nudo, oppure a scrivere delle frasi vuote di senso secondo le regole d’una certa rettorica. D’anno in anno i disgraziati vanno perdendo, per questi esercizi funesti, tutte le loro forze fisiche e intellettuali, tutta la loro attitudine a intendere la vita. Si parla molto dell’orribile e lamentevole spettacolo che consiste nel vedere dei piccoli acrobati che si fanno passare le gambe dietro la nuca; ma non è uno spettacolo ancora più sinistro quello di vedere dei bambini di dieci anni che dànno dei concerti, e sopratutto di vedere dei collegiali di dieci anni che sanno a memoria le eccezioni della grammatica latina? In ciò essi perdono le loro forze fisiche e intellettuali e ad un tempo si depravano in ordine alla morale, diventano incapaci di qualunque opera utile per gli uomini. Assumendo nella società la parte di giocolieri dei ricchi, perdono ogni sentimento della dignità umana. Il bisogno di lodi si sviluppa in essi a un grado così mostruoso che soffrono per tutta la vita a cagione di questo eccesso e spendono tutto il loro essere morale nel voler saziare un bisogno insaziabile. E c’è una cosa ancora più tragica; ed è che questi uomini che sacrificano tutta la loro vita all’arte, che sono perduti per sempre per la vita vera a cagione dell’amore dell’arte, nonchè recare alcun vantaggio a codesta arte, le cagionano un danno immenso. Poichè nelle accademie, nei collegi, nei conservatorj imparano il modo di contraffare l’arte, e una volta che l’hanno appresa, ne sono tanto pervertiti, che diventano incapaci per sempre di concepire l’arte vera, e sono essi che contribuiscono a diffondere quest’arte contraffatta o snaturata di cui è pieno il mondo.
Un’altra conseguenza non meno funesta del cattivo funzionare dell’arte è, che, producendo essa, in condizioni così spaventevoli, l’esercito degli artisti di professione, procura ai ricchi la possibilità di condurre la vita che conducono, e che non solo non è buona, ma è altresì contraria ai principî che professano. Vivere come vivono delle persone ricche e oziose del tempo nostro, sovratutto le donne, lontane dalla vita, in condizioni artificiali, coi muscoli atrofizzati o sformati dalla ginnastica, coll’energia vitale incurabilmente affievolita, ciò non sarebbe possibile senza quello che chiamano l’arte. Solo questa pretesa arte fornisce il divertimento e la distrazione che distolgono i nostri occhi dall’assurdità della nostra vita, e ci salvano dalla noia che risulta da una vita simile. Togliete ai ricchi oziosi i teatri, i concerti, le esposizioni, il pianoforte, i romanzi, di cui si occupano nella certezza che queste sono occupazioni raffinate ed estetiche; togliete ai mecenati che comprano i quadri, che incoraggiano i musicisti, che dànno pane ai letterati, togliete loro la possibilità di proteggere quest’arte che credono così importante; e — non saranno più in grado di continuare nella loro vita, e morranno tutti di tristezza e di noia, e tutti riconosceranno l’assurdità e l’immoralità del loro modo di vivere.