25. Le riforme amministrative di Adriano. — Adriano fu detto il fondatore della monarchia assoluta. Più esatto sarebbe dire che fu il creatore della burocrazia civile, la quale doveva poi diventare uno strumento della monarchia assoluta. Un uomo di guerra, come Traiano, non aveva ragione di mutare nelle sue linee essenziali l’amministrazione, perchè nelle cose militari Roma era maestra. Non così un imperatore che voleva sviluppare quelli che oggi si chiamano i servizi civili, rudimentali nella costituzione repubblicana, che aveva in vista la guerra. Difatti fino ad allora gli imperatori, per supplire alla meglio alle manchevolezze di molti tra questi servizi, si erano serviti spesso, da Claudio in poi, di liberti, i quali non avevano veste di funzionari pubblici, dipendevano dal padrone e quindi rispondevano dei loro atti a lui solo: il che troppo spesso li faceva irresponsabili. Adriano fece di tutti questi collaboratori dell’imperatore altrettanti pubblici funzionari, scegliendoli soltanto tra i membri dell’ordine equestre, assegnando loro uno stipendio ed un curricolo. Cavalieri furono dunque gli impiegati più importanti; quelli a libellis, che si potrebbero definire il segretariato generale dell’imperatore; quelli ab epistulis[29], ossia l’ufficio della corrispondenza imperiale; quelli a rationibus, i più importanti di tutti, la amministrazione delle finanze[30]. Nè si limitò a rinforzare in questo modo l’azione degli agenti che dipendevano dall’imperatore: per supplire alle deficienze dell’amministrazione repubblicana, creò nuove cariche, non più elettive e gratuite, ma di nomina imperiale e remunerate. Ad Adriano pare sia da attribuire anche la nomina dei curatores rerum publicarum, incaricati di assestare l’amministrazione delle città dell’Italia, che le autorità locali avessero mal governate. E certamente Adriano, perchè la giustizia fosse amministrata meglio in Italia, sovrappose ai molti tribunali locali quattro juridici o giudici supremi, ciascuno per una parte distinta del territorio: e tutti scelti tra i consolari[31]. Già i suoi predecessori erano stati assistiti da un consilium composto di amici, consultato quando l’imperatore lo credeva opportuno, e senza autorità o competenza ufficiale. Sotto Adriano il consilium si muta in un corpo pubblico, con funzioni ufficiali. I suoi componenti sono scelti dall’imperatore, ma con il consenso del senato; ricevono uno stipendio e sono tenuti a possedere certi requisiti: la scienza giuridica, tra gli altri[32]. Infine pare che sotto Adriano i prefetti del pretorio incominciassero ad assumere uffici giudiziari, giudicando i processi civili in appello dalle sentenze dei proconsoli delle province.
26. Le riforme giuridiche. — Adriano cerca dunque di innestare uffici retribuiti, permanenti e dipendenti dall’imperatore sul principio aristocratico della repubblica, che solo i senatori e i cavalieri avevano diritto di partecipare al governo dell’impero: crea una burocrazia che dipende da lui e da lui è pagata, ma riserbandone i posti ai due ordini privilegiati dello Stato. La riforma, in sostanza, limitava più che non allargasse i poteri dell’imperatore. Difatti tutti gli storici ammettono che, regnando Adriano, la potenza occulta dei favoriti, dei liberti, delle donne fu cosa ignota. Nè questo è tutto: massime nel nuovo consilium principis si vede far capolino il principio della capacità, sotto forma di scienza giuridica. Adriano è un imperatore giurista: con lui incomincia nell’impero l’êra dei giuristi, e il grande sforzo per sostituire al diritto casualistico e tradizionale, il diritto razionale e sistematico. Molte sono le novità che Adriano introdusse nel duro diritto vigente[33]. Ma l’opera di maggiore importanza da lui compiuta in questo campo è l’edictum perpetuum. Adriano fu il primo imperatore che tentò di codificare il diritto romano con l’Edictum perpetuum. Sino ad allora le fonti di quello che noi chiamiamo il diritto civile erano a Roma diverse: le leggi del popolo, i senatus-consulta, gli editti dei magistrati, che potevano supplire alle deficienze della legge valendo come legge per tutto il tempo in cui il magistrato restava in carica. Tra questi, gli editti dei pretori avevano integrato le leggi e i senatus-consulta massime nel diritto civile. Molti dei principî e delle regole enunciate dai singoli pretori perchè valessero durante l’anno della loro magistratura, erano state accettate anche dai pretori successivi e avevano acquistato forza di leggi: ma crescendone con i secoli il numero, spesso era difficile ritrovare e applicare questi editti. Adriano incaricò uno dei migliori giuristi del tempo, un africano, Salvio Giuliano, di raccogliere e di ordinare tutti gli editti che potessero ancora servire come regola di legge, nell’Edictum perpetuum; e nel 131 il senato fu invitato a dare a questa raccolta sanzione e valore di legge.
27. I viaggi di Adriano; la prima serie: le province d’Occidente e l’Africa (119-122). — Noi possiamo ora spiegare per quale ragione Adriano sia stato il primo imperatore che abbia passato la maggior parte del suo tempo nelle province. Una curiosità insaziabile e una certa irrequietezza possono averlo spinto alla incessante peregrinazione, ma insieme con un’alta ragione di Stato: la sollecitudine dalle province, che non erano più, come nel primo secolo, l’appendice dell’Italia, ma il corpo stesso dell’impero, poichè somministravano la maggior parte dei denari, dei soldati e delle nuove famiglie dell’aristocrazia senatoria e dell’ordine equestre. I viaggi continui di Adriano provano che le province pesavano ormai quanto e più che l’Italia nella sollecitudine del governo imperiale. I suoi viaggi furono, per dir così, viaggi di ispezione, fatti per sorvegliare in ogni parte dell’impero l’amministrazione civile e militare, e per promuovere dappertutto l’ampliamento e l’abbellimento delle città; Adriano non è solo il creatore della burocrazia civile, l’imperatore giurista, il protettore delle province: è anche il più grande costruttore, ampliatore, abbellitore di città tra quanti hanno governato l’impero, perchè solo nella città si poteva attuare quella conciliazione del romanesimo e dell’ellenismo che era il suo sogno. Egli viaggiava infatti sempre accompagnato da una schiera di operai, di ingegneri, di architetti. E poichè i tempi di questi viaggi si possono almeno congetturare con una certa verosimiglianza, noi li racconteremo succintamente uno dopo l’altro, nell’ordine che ci sembra più probabile, prendendo l’occasione per dipingere un quadro sommario delle province, in questo che fu il momento più prospero dell’impero[34].
Adriano si mosse ai suoi viaggi nel 119, incominciando, prima tappa, dalla Gallia. La Gallia si era ormai tutta e profondamente romanizzata. Essa forniva all’Italia non solo minerali, derrate e materie gregge — legno, pelli, bestiame, cacio, prosciutto, pesce salato, ferro, rame, piombo —; non solo forniva all’Italia ed ai Germani manufatti, i più imitazione un po’ rozza di oggetti orientali — vetrerie, ceramiche, stoffe di lino e di lana, vestiti per le classi popolari: essa forniva anche legioni fedeli, generali e uomini di Stato. La terra, che Cesare aveva conquistata, vanta ora numerose e prosperose città — Lione, Vienna, Marsiglia, Narbona, Tolosa, Burdigala (Bordeaux) — ricche di palazzi, di monumenti, di teatri, di bagni, di ville, di biblioteche, di fiorenti scuole pubbliche. In queste città fervono attivi i commerci e le industrie; e tra le industrie, massime il vetro, la ceramica, la tessitura, le costruzioni navali, la fabbrica delle armi, la porpora, la metallurgia. In queste città, come in Italia, irrompono le più diverse influenze greche e orientali. A Lione incominciava a prender piede il cristianesimo. Quel che Adriano facesse per la Gallia durante quel suo primo viaggio, non sappiamo e a mala pena riusciamo a distinguere i suoi primi atti da quelli, che sono da riferire ad età posteriore. Comunque, un suo biografo ci attesta che in questo viaggio «egli soccorse tutti con la sua liberalità»; e talune monete appositamente coniate confermano il biografo, celebrando Adriano come il Restauratore della Gallia[35].
Dalla Gallia Adriano passò in Germania. Anche nelle due province della Germania superiore e inferiore il romanesimo progrediva. Le fortezze, erette per la difesa dei confini, si ingrandivano a piccole città, mediatrici di un alacre commercio fra la Germania e l’impero. È fuori di dubbio che in questa provincia il principe badò soprattutto a rafforzare la difesa: ristabilì la disciplina negli eserciti; migliorò l’istruzione militare e i servizi; forse anche diede nuovo impulso alla costruzione del limes.
Dalla Germania Adriano passò in Britannia. Anche questa recente conquista si romanizzava a poco a poco. In Britannia si cominciava a parlare latino, a chiamare maestri di retorica, perfino a studiare il greco. Notevole l’incremento del commercio: la Britannia esportava frumento, bestiame, pelli, cuoi, schiavi, pesce; incominciava a sfruttare le miniere di stagno, di rame e di argento, già conosciute dai Fenici. Tuttavia la conquista era ancora troppo recente, e la Britannia considerata a Roma come una provincia passiva[36]. Perciò dopo aver fatto un po’ di paura, con qualche combattimento, ai montanari del nord, Adriano deliberò di arretrare anche qui, come in Oriente, il confine a una linea che dallo stretto di Solway andava alla foce dei Tyne; e su questa linea costruì il famoso vallum Hadriani, di cui ancor oggi rimangono superbi avanzi.
Nell’inverno del 121-122, l’imperatore è in Spagna. La Spagna non era più la provincia barbara e indomabile che aveva resistito per tanti secoli alle armi romane. Gli antichi dialetti e costumi celtici ed iberici quasi scomparsi; il latino universalmente parlato; il culto imperiale fiorente; la vita municipale fervida; floride le città: Tarragona, Cordova, Cartagena, Italica (vecchia Siviglia), Salmantica (Salamanca), Cesaraugusta (Saragozza), Augusta Emerida (Merida), tutte ricche di templi, di anfiteatri, di belle strade, tutte simili alle città d’Italia; fiorentissima la agricoltura e celebrati tra i suoi prodotti i cereali, l’olio, il vino, che si vendeva fino nei paesi del Reno; fiorentissimo il commercio; fiorentissima l’industria mineraria — argento, oro, rame: tale si offriva la Spagna all’occhio soddisfatto del capo dell’impero.
Poco sappiamo di quel che Adriano fece in Spagna. Anche qui ebbe il titolo di Restauratore delle Spagne[37]; e pare che non si fermasse a lungo, perchè un’insurrezione dei Mauri lo costrinse a recarsi, nella primavera del 122, in Africa.