[50]. È questo un giudizio dello stesso Marco Aurelio, Pensieri, II, 3.
[51]. Studi e testi, VIII (Roma, 1902): Atti di S. Giustino, 4, 8; cfr. Euseb. H. E., 5, 1, 47; Athenag. Legatio pro Christian., 1 sg.
[52]. Tertull. De anima, 30.
[53]. Cfr. O. Seeck, in Rh. Museum, 43, 611-13.
[54]. Cfr. [Hist. A.] Pertin., II, 9; C. I, L. V, 5050, l. 31; VI, 2375 a sg.; Dion. Cass. 74, 2; R. Cagnat, Praetoriae Cohortes in Daremberg et Saglio, Dict. Antiq. Graecques et romaines, IV, pag. 635.
CAPITOLO SESTO I PRINCIPII DELLA MONARCHIA ASSOLUTA
SETTIMIO SEVERO
(193-211)
44. La guerra civile e la vittoria di Settimio Severo (193-197). — Dei tre pretendenti il più accetto al senato era Pescennio: un italico, a quanto pare, di illustre famiglia. Non sembra che fosse un discepolo delle Muse, ma era un buon soldato; le sue maniere affabili lo rendevano accetto a tutti, persino ai soldati, a cui pure imponeva la più rigida disciplina. Clodio Albino, invece, era africano di nascita, come Severo; era nato in Adrumeto, da una famiglia antica e nobile; aveva molte amicizie a Roma e simpatie nel senato. Settimio Severo, infine, che nasceva da una ricca e cospicua famiglia di Leptis, era il più colto dei tre, perchè era stato educato nelle due lingue, greca e latina, aveva studiato ad Atene, ed in gioventù si era dato alle lettere. Ma primo della famiglia era entrato in senato e aveva esercitato le magistrature; era quindi un homo novus. Fosse questa la ragione o altra che non conosciamo, egli aveva meno amici in senato che i suoi rivali.
Ma se Settimio Severo era il candidato meno grato al senato, era anche quello che, governando la Pannonia, si trovava più vicino all’Italia. Risoluto e intelligente, egli seppe approfittare di questo vantaggio. Senza perdere tempo scese con il suo esercito nella valle del Po. Didio Giuliano, il quale disponeva soltanto della guardia pretoriana, e non aveva potuto neppur chiudergli i passi delle Alpi, cercò di difendersi alla meglio. Ma le forze erano troppo ineguali. I soldati lo abbandonarono; lo abbandonò la flotta e, all’avvicinarsi di Settimio Severo, il senato lo depose e condannò a morte, eleggendo il governatore della Pannonia.
Il nuovo imperatore non poteva illudersi sui sentimenti che il senato, costretto a convalidarlo con la spada alla gola, nutrirebbe sul suo conto. Ma Settimio Severo sapeva di dover combattere contro due rivali potenti, e quindi cercò di ingraziarselo. Punì i complici di Didio Giuliano; fece decretare l’apoteosi di Pertinace; promise che non avrebbe condannato a morte nessun senatore, anzi fece approvare dal senato una legge, la quale dichiarava nemico pubblico l’imperatore che ciò facesse; promise di governare, prendendo a modello Pertinace e Marco Aurelio: non esitò nemmeno a sciogliere la guardia pretoriana che aveva ucciso Pertinace e messo all’incanto l’impero, ricostituendola con i migliori soldati scelti da qualsiasi legione. Infine, per legar le mani a Clodio Albino, e per compiacere al Senato, lo dichiarò suo collega nell’impero e suo erede presuntivo, dandogli l’alto comando delle province occidentali. Ma presa questa precauzione e dati questi pegni delle sue intenzioni al senato, si volse ad attaccare in Oriente Pescennio, che si era già assicurato l’Asia e l’Egitto, la neutralità dell’Armenia e l’alleanza di parecchi principi orientali, tra i quali il re dei Parti. Severo non volle che Pescennio avesse, come Vespasiano, il tempo di assalir lui; e sapendo che la velocità era il partito migliore, non indugiò più di un mese nella capitale e subito partì alla testa di grandi forze, per l’Oriente. Respinta e bloccata una buona parte dell’esercito nemico in Bisanzio, Severo, o, piuttosto, i suoi generali sconfissero il nemico prima a Cizico, poi a Nicea e, finalmente, presso Isso. La giornata fu assai cruenta, ma il rivale fu alla fine vinto, e, nella tragica fuga, arrestato e decapitato (194). Sembra che i partigiani di Pescennio fossero duramente trattati, ma dei senatori nessuno fu condannato a morte: i più compromessi subirono la confisca di tutto o di parte del patrimonio.